PIANA

Venerdì, 09 Marzo 2018 20:03

Monsignor Tardelli dalle lavoratrici della Defi Pratesi: "sono qui per dirvi che il Vescovo è con voi"

di Marzio Dolfi

CANTAGRILLO – “Non è accettabile che, laddove c'è, il lavoro si butti via. E' inaccettabile una situazione del genere. Dove è la ripresa? Se c'è, la devono pagare i lavoratori? Continuate a lottare e a difendere la dignità del vostro lavoro. Sono qui per dirvi questo. Sono qui per dirvi che il Vescovo è con voi”.

Sono esplicite le parole con cui il Vescovo di Pistoia, Monsignor Fausto Tardelli, parla alle lavoratrici della Defi Pratesi di Ponte Stella, minacciate da un licenziamento collettivo, che lascerebbe le briciole, salvando solo il marchio e, forse, 6 dei 98 posti di lavoro.

Davanti all'azienda, che appare un gigante ferito, il Vescovo si incontra con un gruppo numeroso di lavoratrici. Chiede chiarimenti. Cerca di capire le possibili vie d'uscita. Ma soprattutto non accetta come inevitabile un finale che sembra già scritto.

“Dietro ogni donna che lavora qui c'è una famiglia, c'è la propria dignità. Per me è inspiegabile questo modo di fare”.

Il Vescovo Tardelli non accetta insomma quello che appare oggettivamente inaccettabile: salvare il marchio, risolvere i problemi della proprietà e buttare a mare la vera risorsa della Defi Pratesi: quelle lavoratrici che l'hanno fatta grande. Generazioni di lavoratrici che hanno messo nella storia dell'azienda la loro capacità, la loro bravura, la loro esperienza. 110 anni di storia sembrano infiniti, ma dietro quei muri sono passati davvero.

“Le difficoltà ci possono essere, però non bisogna uscirne – sono ancora parole di Monsignor Tardelli – così: dicendo che se ne occuperà qualcun altro. Bisogna assumersi invece le proprie responsabilità e cercare soluzioni. Perché non è accettabile che si mandino a casa semplicemente le persone o si propongano cose che non hanno una consistenza vera. E non sono reali. Si parla di sviluppo, si parla di ripresa; ma io dico che la ripresa si lega al lavoro, produce posti di lavoro e mantenimento di lavoro dignitoso, adeguato, sicuro. Se non vanno insieme queste cose, non si tratta di vera ripresa si tratta solo di un focolaio di nuove ingiustizie. Ed è preoccupante che questo accada”.

Il Presule, accompagnato dal parroco di Casalguidi e dal sindaco Piero Lunardi, ascolta le ricostruzioni della vicenda raccontate dai sindacalisti, dalle Rsu, dalle tante lavoratrici che si sentono “tradite dalla proprietà”. Loro, con lo spettro della perdita del posto di lavoro davanti agli occhi, ricordano i sacrifici fatti, le tre mensilità che hanno ancora da riscuotere, il vuoto di prospettive che si vedono davanti. Ne viene fuori un quadro umano che ha molte facce: tante quanti sono i volti delle lavoratrici della Defi Pratesi.

La prospettiva di arrivare a una cooperativa che le raccolga, per ora sembra l'unica via d'uscita. Ma appare impraticabile. Un'ultima trappola messa in piedi da chi ha portato l'azienda alla crisi e il marchio nelle mani di una multinazionale americana. Un marchio prestigioso, ma che la mancanza della continuità produttiva (garantita solo dalle mani delle lavoratrici) rischia di vedere affondare.

Si ricordano i tempi d'oro dell'azienda. Che sembrano però lontanissimi. Oggi è chiuso l'ultimo negozio italiano Pratesi a Firenze. Come negli anni scorsi hanno chiuso i battenti quelli di Forte dei Marmi, Serravalle Scrivia e gli altri due di via Margutta e via Vettori a Roma. O quello statunitense sulla Madison Avenue a New York. Un patrimonio di prestigio divenuto sempre più traballante. Per la crisi sì, per la concorrenza globale, ma anche per una gestione colpevole.

L'ultimo cliente “buono”, l'Aga Khan, ha rimandato indietro parecchie biancheria di spugna. I tempi in cui si facevano tovaglie “impossibili” per gli emiri arabi (come una di 30 metri tutta ricamata in filo oro) sono lontani.  I tempi di Liz Taylor, delle nozze magiche di Madonna, di Elton Jhon, delle lenzuola per Lady Gaga o Michael Jackson sembrano un'altra epoca. Un patrimonio disperso.

Lunedì si aggiungerà un altro anello alla vicenda “sindacale” di questa crisi: è previsto infatti un nuovo incontro con i rappresentanti della proprietà. Ma all'orizzonte, almeno per ora non si intravedono schiarite.

Il Vescovo Fausto Tardelli, dopo essere stato accompagnato in una visita all'interno dei reparti dell'azienda, prima di lasciare Ponte Stella ribadisce ancora che questa crisi anomala non può finire così. “L'importante – dice il Presule - è combattere a testa alta, lottare nel modo giusto e corretto. In modo democratico ed umano, però bisogna lottare e cercare di trovare una soluzione a questa situazione. Alla lavoratrici dico che non si perdano d'animo e si sentano appoggiate in questo momento da una intera comunità e anche dalla Chiesa”.

Le lavoratrici della Defi Pratesi hanno trovato un alleato convinto.

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