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Picchetto d'onore e commozione ai funerali del carabiniere morto nell'incidente in tangenziale

nella foto un momento del funerale nella foto un momento del funerale foto Luca Sforzi

di Ilaria Lumini

CASALGUIDI – Per il suo ultimo viaggio aveva indosso la divisa a cui ha dedicato la sua vita.

E' stato il volere della moglie Stefania. Angelo Vivone era un appuntato dei carabinieri in forze alla stazione di Casalguidi. “Angelo andava fiero della sua divisa, amava il suo lavoro ed era fiero dei suoi colleghi e amici di Casalguidi. Angelo era un gigante buono. Grazie per il vostro affetto e la vostra vicinanza, vi abbraccio tutti”.

Le parole della giovane moglie sono state lette questa mattina nella chiesa di Casalguidi dove si sono svolti i funerali del carabiniere morto nel tragico incidente sulla tangenziale di sabato 6 maggio.

Stefania ha stretto forte suo figlio Mattia ed è stata accanto ai genitori di Angelo, alla mamma Rosaria e al papà Nicola, arrivati ieri sera da Eboli, il paese in provincia di Salerno di cui era originario Vivone.

I vertici dell'Arma, con a capo il comandante della legione carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, si sono stretti attorno al dolore di Stefania e della famiglia.

I carabinieri, i militari dell'esercito e della Guardia di finanza di Pistoia, la Polizia di Stato con il Questore di Pistoia Salvatore La Porta, il Prefetto Angelo Ciuni, il sindaco di Serravalle Patrizio Mungai, il sindaco di Pieve a Nievole Gilda Diolaiuti e il comandante della Municipale Claudio Nardi, hanno reso omaggio al militare morto a 39 anni.

Chi in divisa e chi in abiti civili, i colleghi di Pistoia e della stazione di Casalguidi hanno portato in spalla il feretro ricoperto di rose bianche. Che ha varcato le porte dell'antica chiesa passando davanti al picchetto d'onore che l'Arma dei carabinieri ha tributato al giovane appuntato.

Tanti i cittadini, gli amici, i compagni di basket del gruppo Shoemakers Academy (squadra in cui gioca il figlio) i volontari della Misericordia di Pieve e Nievole, presenti al funerale. In rispettoso silenzio, a centinaia hanno detto addio al carabiniere.

“Se dovessi fare appello alle mie parole – ha detto padre Mauro durante l'omelia – dovrei piuttosto tacere. Cosa si può dire dinnanzi ad un fatto così inaccettabile. Ma a Stefania, al piccolo Mattia, ai genitori di Angelo e ai suoi colleghi una parola va detta. Fra due giorni sarebbe stato anche il suo compleanno. Qui non siamo presenti solo per un doveroso atto di cordoglio e solidarietà. Siamo qui in una chiesa gremita dei suoi colleghi che hanno l'onore e l'onere di servire il prossimo. Angelo ha dedicato la sua vita agli altri, non solo come carabiniere ma anche come volontario della Misericordia di Pieve a Nievole. Le opere che Angelo presenterà al signore sono monumenti”.

Per l'appuntato Angelo Vivone i suoi colleghi hanno letto la preghiera del carabiniere, la Virgo Fidelis. “Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio. Tu accompagna la nostra vigilanza, Tu consiglia il nostro dire, Tu anima la nostra azione, Tu sostenta il nostro sacrificio, Tu infiamma la devozione nostra! E da un capo all'altro d'Italia suscita in ognuno di noi l'entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte l'amore a Dio e ai fratelli italiani”.

Un lungo applauso ha accompagnato il feretro di Vivone che è stato portato al cimitero di Pieve a Nivole, paese in cui il giovane carabiniere abitava con la moglie Stefania e il figlio Mattia.

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