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Lunedì, 07 Gennaio 2019 17:41

Dl sicurezza, si allarga il fronte per il ricorso alla Consulta

Toscana Piemonte e Umbria hanno già deciso

ROMA (Adnkronos) - Dopo la protesta di alcuni sindaci anche alcune regioni guidate dal centrosinistra si muovono contro il decreto sicurezza e annunciano ricorso alla Consulta. Altre fanno sapere di stare valutando il ricorso.

TOSCANA - "Noi come Regioni non facciamo disobbedienza civile, ma esercitiamo una competenza per chiarire l'articolo 13" del decreto sicurezza "che ostacola il funzionamento dei servizi sociali e della sanità che ci compete" spiega il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervendo a Omnibus su La7, a proposito del ricorso che la giunta regionale delibererà oggi per impugnare il decreto Salvini davanti alla Corte Costituzionale. "Il decreto sicurezza accresce il numero degli irregolari", aggiunge Rossi. "Se i bambini non sono iscritti alla anagrafe è più difficile fare le vaccinazioni. Pertanto noi come Regioni esercitiamo una prerogativa, quella di chiedere un chiarimento sulle nostre competenze regionali di assistenza sociale", afferma il governatore secondo il quale con il decreto sicurezza si rischia "una situazione di non controllo e di creare ulteriori tensioni. Se il premier Giuseppe Conte ci chiamasse basterebbe una modifica dell'articolo del decreto e noi continueremmo a fare il nostro mestiere di gestione del territorio".

UMBRIA - Oggi è stata la giunta regionale dell'Umbria a deliberare di ricorrere alla Corte Costituzionale. La stessa Regione Umbria fa sapere in una nota che la giunta ha inoltre "deliberato di avviare un percorso per l'approvazione di un disegno di legge 'salva-regolari' che mantenga inalterati, a garanzia di tutta la comunità regionale e in attesa del giudizio della Corte, i diritti sociali ed umani garantiti nel nostro territorio regionale a quegli stranieri entrati regolarmente in Italia e che ora sono stati privati delle proprie legittime aspettative dal decreto sicurezza". "La giunta - si legge - sosterrà anche le azioni legali intraprese dai sindaci, mediante gli opportuni strumenti giuridici a disposizione". "Le misure intraprese oggi dalla giunta regionale sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro - afferma la presidente dell'Umbria Catiuscia Marini - improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno: nessuno di coloro che vive in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio". "Questa è la terra di San Francesco e San Benedetto, è la terra della spiritualità che si è fatta accoglienza, è la terra dell'impegno laico, civile, solidarista e pacifista - conclude - Ai nostri valori ispirati alla Carta Costituzionale e alle convenzioni internazionali di salvaguardia dei diritti dell'uomo non rinunciamo”.

PIEMONTE - Anche la Regione Piemonte presenterà ricorso davanti alla Corte Costituzionale sulla parte del decreto sicurezza che tocca competenze regionali. A confermarlo il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, a SkyTg24. "Ci rivolgeremo alla Corte: proprio stamattina ho avuto conferma dalla nostra avvocatura, che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana, che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, visto che il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati". "Noi - aggiunge Chiamparino - continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio regionale, creando di colpo una massa di ‘invisibili’ di cui in qualche modo la Regione e i Comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile", conclude il presidente del Piemonte.

LAZIO - In campo contro il dl sicurezza anche Nicola Zingaretti. "Stiamo valutando il ricorso" alla Consulta, "ricorso che deve essere cogente e preparato nel migliore dei modi - sottolinea il presidente della Regione Lazio - Dobbiamo fare in modo che due pilastri della vita democratica come la civiltà e la sicurezza non vengano messi in discussione". Zingaretti ha inoltre comunicato che la Regione Lazio ha accantonato 1,5 milioni "per attenuare o annullare se possibile gli effetti devastanti del decreto sicurezza. Con questi fondi garantiremo agli Sprar di non chiudere". "Faremo presto un bando - aggiunge - che permetterà ai comuni di partecipare e di tenere in vita dei capisaldi dell'integrazione che il dl mette in discussione. Le Asl del Lazio hanno ricevuto la disposizione di non interrompere, in nessun caso, l'assistenza sanitaria per le persone che ne hanno diritto. Nelle prossime ore incontrerò i sindaci per cercare di stabilire come evitare gli effetti negativi del provvedimento del decreto Salvini".

BASILICATA - Anche la Regione Basilicata valuta se ricorrere contro il decreto sicurezza. "Oggi pomeriggio abbiamo una riunione di giunta con all'ordine del giorno il decreto sicurezza - afferma all'Adnkronos la vicepresidente della Regione Flavia Franconi - Iniziamo una discussione per capire cosa fare. Valuteremo, sentendo anche i nostri avvocati, per capire che speranza c'è nel fare ricorso". "Il decreto è complesso - conclude Franconi - vogliamo prendere una decisione ragionata".

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