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Lunedì, 08 Ottobre 2018 10:55

Riscaldamento globale, l'allarme degli esperti

Le emissioni di CO2 dovrebbero diminuire del 45%

ROMA (Adnkronos) - I ghiacci artici e le barriere coralline avrebbero più chance di sopravvivenza. La loro alienazione fa parte di alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati limitando il riscaldamento globale a 1,5°C anziché 2°C. Ma non solo. Così come indicato nel nuovo rapporto dell'IPCC, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, nel suo 'Special Report 15' arrivato dal summit di Incheon-Songdo, in Corea del Sud, nel 2100 l'innalzamento del livello del mare su scala globale sarebbe più basso di 10 cm con un riscaldamento globale di 1,5°C rispetto a 2°C.

Secondo Mauro Buonocore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiementi Climatici, la probabilità che il Mar Glaciale Artico rimanga in estate senza ghiaccio marino sarebbe una in un secolo con un riscaldamento globale di 1,5°C mentre sarebbe di almeno una ogni decennio con un riscaldamento globale di 2°C. Vantaggi anche per le barriere coralline che diminuirebbero del 70-90% con un riscaldamento globale di 1,5°C mentre con 2°C se ne perderebbe praticamente la totalità (oltre il 99%).

"Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede cambiamenti rapidi, lungimiranti e senza precedenti in tutti gli aspetti della società" si legge nel rapporto dell'IPCC. Il Centro Euro-Mediterraneo segnala che gli esperti del Gruppo intergovernativo nel nuovo dossier chiariscono che "fornendo chiari benefici per le persone e per gli ecosistemi naturali limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto a 2°C, potrebbe andare di pari passo con il raggiungimento di una società più sostenibile ed equa".

Il Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C - approvato dall'IPCC sabato scorso ad Incheon - "costituirà un riferimento scientifico di grande importanza nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici che si terrà a Katowice in Polonia il prossimo dicembre, quando i governi riesamineranno il Trattato di Parigi per affrontare i cambiamenti climatici" afferma Mauro Buonocore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. "Con le citazioni di oltre 6.000 riferimenti scientifici e il contributo di migliaia di esperti e di revisioni da parte dei governi di tutto il mondo, questo importante rapporto è una testimonianza della portata e della rilevanza politica dell'IPCC" dice Hoesung Lee, Presidente dell'IPCC, nel diffondere il dossier.

Il nuovo rapporto conta novantuno autori e revisori provenienti da 40 paesi che hanno redatto il rapporto IPCC in risposta ad un invito avanzato dalla Convenzione Quadro per i Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC) nel 2015 quando fu adottato il Trattato di Parigi. "Uno dei messaggi chiave che emerge con molta forza da questo rapporto è che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di 1°C quali, tra l'altro, l'aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico" dice Panmao Zhai, Co-Presidente del Working Group I dell'IPCC.

"Ogni piccola quantità di riscaldamento in più ha importanza - è il commento di Hans-Otto Pörtner, co-presidente del Working Group II dell'IPCC - specialmente per il fatto che un riscaldamento di 1,5°C o oltre aumenta il rischio associato a cambiamenti di lunga durata o irreversibili, come ad esempio la perdita di alcuni ecosistemi". Limitare il riscaldamento globale ad un aumento di 1,5 gradi Celsius è ancora possibile, ma solo con "cambiamenti rapidi, di ampia portata e senza precedenti" ribadiscono gli esperti del Gruppo intergovernativo (Ipcc) presentando il rapporto speciale 'Global Warming of 1.5°C', due mesi prima della prossima conferenza ONU sul clima.

Secondo i ricercatori, sono necessari drastici cambiamenti in tutti i settori e le emissioni di biossido di carbonio provocate dall'uomo devono diminuire di circa il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010. Inoltre, i livelli di CO2 dovrebbero raggiungere quello che viene chiamato "emissioni nette zero" entro il 2050, il che significa che eventuali emissioni residue dovranno essere compensate rimuovendo CO2 dall'aria.

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