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Mercoledì, 03 Ottobre 2018 11:49

"Rischio più tasse in futuro", l'allarme sulla manovra

E' il Centro studi di Confindustria ad esprimere le preoccupazioni 

ROMA (Adnkronos) - Senza una copertura "credibile" delle voci più pesanti del contratto di governo si potrebbe profilare un doppio rischio: che ex post il rapporto deficit Pil sia più alto del 2,4% e che per sostenere le misure di welfare previste dall'accordo Lega-M5S si debbano in futuro aumentare le tasse.

E' il Centro studi di Confindustria ad esprimere le preoccupazioni degli imprenditori sulla prossima manovra del governo Lega-M5S, che ha fissato l'asticella del rapporto deficit/Pil al 2,4.

"L'aumento del deficit - spiega il Csc - serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali". "Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi", sostiene Confindustria, che prevede anche come "l'aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto".

Secondo Confindustria "anche accrescere l'obiettivo di deficit programmato al 2,4% difficilmente consentirà di avere margini per attuare le misure di policy delineate dal Governo. Servono coperture credibili e un'ampia manovra lorda che includa una rimodulazione delle spese e delle entrate".

A pesare infatti sulla crescita futura del Paese, ribadisce il Csc, soprattutto la sostenibilità del contratto di governo nelle sue componenti più onerose, dalla Flat Tax al reddito di cittadinanza alla controriforma delle pensioni. Per questo, ammonisce ancora, "è fondamentale che le coperture siano credibili per avere un impatto macroeconomico positivo".

Nel rapporto di Confindustria vengono inoltre riviste al ribasso le stime del Pil dello 0,2% per ciascuno anno.

Una crescita in frenata per il prossimo biennio che taglierà il traguardo del 2018 con il +1,1% e il 2019 con +0,9%. A pesare l'indebolimento dei fattori di crescita esterni ed interni al netto della prossima manovra che non è inclusa nelle stime. Se sul fronte internazionale il rallentamento è connesso all'imprevedibilità di alcuni fattori, tra cui le elezioni di mid term americane a novembre, i risultati delle elezioni in Baviera a metà ottobre e le elezioni del Parlamento Ue del 2019, sul fronte interno la frenata è essenzialmente legata alle reazioni dei mercati alla manovra che il governo è in procinto di presentare e sopratutto alla sostenibilità dei punti centrali del contratto di governo.

Il Csc mette in guardia anche da provvedimenti di emergenza per far fronte ad "ammanchi contingenti", in particolare dall'uso frequente dei condoni fiscali che può innescare un circolo vizioso in cui l'autorità fiscale perde progressivamente il controllo di una parte delle entrate con il rischio "di dover adottare misure una tantum anche negli anni successivi". In Italia, d'altra parte, spiega ancora Confindustria, "l'utilizzo dei condoni appare quasi una prassi consolidata", anzi, "sembra quasi che abbia assunto lo status quo di un qualsiasi altro strumento di politica fiscale".

Il Csc ricorda infine come dal 2001 al 2017 "non c'è stato anno in cui le entrate non abbiano beneficiato di flussi generali da questo tipo di provvedimenti anche se con differenze marcate a seconda dei governi".

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