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Venerdì, 28 Settembre 2018 09:20

Via libera al Def, arriva l’azzardo del Governo

Da sinistra Luigi Di Maio e Matteo Salvini Da sinistra Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Confermata la Flax tax e il superamento della Fornero. I rischi

ROMA (Adnkronos) - "E' la manovra del cambiamento". Così i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno commentato l'accordo raggiunto ieri sera sul documento finanziario che fissa l'asticella del rapporto deficit/Pil al 2,4% per i prossimi tre anni. Dopo ore di trattative ed un serrato braccio di ferro con il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che avrebbe voluto mantenere l'impegno preso in Europa con l'asticella all'1,6%, ha dunque prevalso l'asse Lega-M5S.

Tra le misure contenute in manovra anche il reddito di cittadinanza per cui, ha garantito il vicepremier Di Maio, verranno stanziati "10 miliardi di euro" da distribuire a 6,5 milioni di persone. "Via libera anche alla pensione di cittadinanza che dà dignità ai pensionanti", ha aggiunto il ministro del Lavoro, che annovera tra le misure della prossima finanziaria anche "il superamento della Fornero" ed "un Fondo ad hoc di 1,5 mld" destinato a coloro che sono stati "truffati delle banche".

Confermata anche la Flat tax, cavallo di battaglia della Lega, ovvero "tasse abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani", ha spiegato il ministro dell'Interno Salvini. E ancora, nella prima finanziaria targata M5S-Lega ci sarà anche "il diritto alla pensione per almeno 400.000 persone e altrettanti posti di lavoro a disposizione dei nostri giovani superando la legge Fornero, chiusura delle cartelle di Equitalia, investimenti per scuole, strade e Comuni" e, sottolinea ancora Salvini, "nessun aumento dell'Iva''.

Cosa potrebbe accadere con questo sforamento?

“Sarebbe un fattore di profonda instabilità per la nostra economia", spiega all'AdnKronos il professor Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss e direttore della 'Luiss School of European Political Economy'.

Valore anticipato dal professore in un'analisi pubblicata nei mesi scorsi: "Il 2,4-2,5% è il valore che avevo calcolato se fossero stati attuati tutti i punti del programma, seppure in modo graduale e moderato, senza alcun intervento di riduzione di altre spese. Quindi senza far scattare le clausole di salvaguardia aumentando l'Iva, e quindi la pressione fiscale, e senza alcuna attenuazione del trasferimento degli 80 euro dei governi precedenti".

Bilancio

Si tratta di una percentuale che, "prima ancora di contrastare con le regole europee - dice l'economista -, contrasta con gli obiettivi che almeno una delle componenti della coalizione ha sempre affermato: cioè, che la legge di bilancio avrebbe dovuto garantire uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del nostro Paese, in grado di rilanciare gli investimenti e di attenuare le disuguaglianze in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza, per ridurre le aree di povertà".

Il 2,4%, prosegue il direttore della 'Luiss School of European Political Economy', "renderebbe difficilmente sostenibile in un'ottica di medio periodo il debito pubblico italiano. E questo determinerebbe un aumento degli spread e quindi dei tassi di interesse"; fatto che "indebolisce il settore bancario che detiene molti titoli del debito pubblico nei propri bilanci" perché, con tassi di interesse più alti, diminuisce il prezzo dei titoli stessi e le banche potrebbero avere problemi nel rispettare le regole patrimoniali internazionali, "trovandosi davanti all'alternativa: o ricapitalizziamo o riduciamo il credito". Ma, continua Messori, "visto che ricapitalizzare in questo momento è difficile, ci sarà una riduzione dei finanziamenti all'economia reale. Quindi il denaro costerà più caro e ci sarà meno liquidità e questo creerà molta incertezza che si propagherà al settore reale e si ridurranno gli investimenti. Proprio l'opposto di quanto si persegue a parole".

Spesa e crescita

"L'idea che aumentando la spesa pubblica si aumenti automaticamente il tasso di crescita dell'economia è vero se, e soltanto se, l'aumento della spesa pubblica è efficiente e non ha conseguenze sul resto dell'economia". Secondo il professore, invece, "queste conseguenze ci sarebbero e sarebbero negative". E rimarca: "Il ragionamento per il quale sia sufficiente aumentare la spesa pubblica per far crescere l'economia, purtroppo, non è così. Dipende molto dalla qualità della spesa".

Inoltre, "anche se riuscissimo ad effettuare un'allocazione efficiente della spesa pubblica, innanzitutto ci sarebbe uno sfasamento temporale perché, prima che produca effetti, ce ne sarebbe uno immediato di instabilità - afferma Messori -. C'è quindi un rischio serio che gli effetti negativi creino tali e tanti problemi da impedire la possibilità di aspettarsi effetti positivi nel medio periodo".

Unione Europea

E conclude: "E' tutto molto più complicato di quanto non faccia presumere l'automatismo 'più spesa più crescita'". Ma "non è che dobbiamo non eccedere la soglia del 2% perché ce lo chiede l'Europa - sottolinea il docente -, non la dobbiamo infrangere perché non è compatibile con la stabilità della nostra economia. E rendere più instabile un'economia significa punire le fasce più deboli della popolazione".

 

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