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In vigore l'accordo sul clima, cosa cambia

PARIGI (Agi) - Meno di un anno dopo la sua adozione a Parigi entra oggi in vigore l'accordo Cop21 per limitare il riscaldamento globale.

Un primo passo importante in un cammino di attuazione ancora lungo, di cui si discuterà a partire dalla prossima settimana a Marrakech, che ospiterà la 22esima Conferenza sul Clima.

L'intesa sul clima è stata adottata nella capitale francese lo scorso 12 dicembre da 195 Paesi in occasione del summit globale Cop21. La soglia di almeno 55 ratifiche da parte dei Paesi firmatari, pari al 55% delle emissioni di gas serra prodotte, per far entrare in vigore l'intesa globale è stata raggiunta il 5 ottobre scorso, con la conferma dell'Ue che rappresenta il 12% delle emissioni. Un risultato importante se si considera che "per il protocollo di Kyoto ci vollero otto anni", ha sottolineato il ministro dell'Ambiente e dell'Energia francese, Segolene Royal. Da parte sua, l'Eliseo ha parlato di "giorno storico per il pianeta". Gli impegni indicati nell'intesa prevedono la riduzione di emissioni di gas serra, con un obiettivo collettivo di -40% rispetto ai livelli del 1990. Dagli obiettivi al monitoraggio, ecco cosa dice Cop21:

L'accordo, in sintesi, punta a bloccare l'innalzamento della temperatura "ben al di sotto dei 2 gradi" rispetto all'era preindustriale e di fare di tutto per non superare 1,5 gradi. L'obiettivo è rafforzare periodicamente gli obiettivi di riduzione fissati volontariamente dai singoli Paesi, la prima verifica ci sarà nel 2018, nel 2023 la prima revisione vera e propria per far crescere gli obiettivi di taglio della Co2. L'accordo in sé è legalmente vincolante ma non lo è il suo sviluppo pratico. La sua forza risiede proprio nel meccanismo di revisione periodica degli impegni dei singoli Paesi.

Non sono previste sanzioni ma un meccanismo trasparente per garantire l'attuazione degli impegni presi e avvertire dell'avvicinarsi di scadenze. Quanto ai finanziamenti, i firmatari si sono impegnati ad alimentare un fondo annuo di 100 miliardi di dollari (a partire dal 2025 con un meccanismo di crescita programmata) per il trasferimento delle tecnologie pulite nei Paesi non in grado di fare da soli il salto verso la green economy. 

I Paesi puntano a raggiungere il picco globale delle emissioni quanto prima e a ridurre rapidamente le proprie emissioni al fine di pervenire a un equilibrio tra emissioni e assorbimenti nella seconda parte del secolo. Ogni Paese deve preparare, comunicare e mantenere successivi contributi nazionali di mitigazione, da comunicare al momento della ratifica e ogni cinque anni. I contributi volontari già presentati saranno riconosciuti automaticamente, a meno che il rispettivo Paese decida diversamente. Ogni contributo nazionale deve costituire un avanzamento rispetto agli sforzi precedenti. Inoltre, si definiscono modalità per allineare i tempi di attuazione dei contributi di mitigazione. In progressione, i contributi di ogni Paese dovranno coprire tutti i settori dell'economia.

Uno degli obiettivi fondamentali dell'Accordo è ottenere una trasformazione delle economie rendendo, nel lungo periodo, tutti i flussi finanziari compatibili con la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Lo sforzo di mobilitazione delle risorse sarà globale e verrà effettuato da parte di tutti i Paesi, con il ruolo di guida dei Paesi sviluppati, e sarà realizzato mediante una varietà di risorse e strumenti finanziari.

Inoltre, per quanto riguarda la finanza per il clima nel periodo antecedente il 2020, l'Accordo richiede la creazione di un chiaro percorso da parte dei Paesi sviluppati per il raggiungimento dell'obiettivo dell'erogazione di 100 miliardi di dollari al 2020, stabilito dagli accordi di Copenhagen del 2009. Per il periodo successivo al 2020, si prevede la prosecuzione degli obblighi collettivi di supporto finanziario da parte dei Paesi sviluppati sul livello di almeno 100 miliardi di dollari all'anno fino all'anno 2025, nonchè la revisione dell'obiettivo finanziario collettivo entro il 2025, a partire da 100 miliardi di dollari all'anno sulla base delle necessità e priorità dei Paesi in via di sviluppo.

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