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Dalla montagna un appello per salvare la "Bianca Modenese"

FIUMALBO - “Salviamo la Bianca Modenese”: è questo l’appello che Dario Cecchini, il macellaio-poeta di Panzano in Chianti, ha dichiarato di voler accogliere e sostenere con il peso della sua credibilità e l’entusiasmo della sua persona.

A rivolgergli una richiesta di aiuto - riferito a una razza bovina, oggi a forte rischio di estinzione, tipica della provincia di Modena – è stata l’associazione culturale “LetterAppenninica” da qualche anno operante, a cavallo fra le montagne tosco-emiliane, per contrastare il degrado di queste comunità anche attraverso la valorizzazione delle varie forme culturali.

“E nella nostra cultura – precisa il presidente, lo scrittore Federico Pagliai – ci sono certamente anche gli animali, creature fondamentali per il mantenimento di una identità specifica”. Qualche giorno fa una delegazione di “LetterAppenninica è partita, dai monti dell’appennino tosco-emiliano, in direzione Panzano incontrandosi con il macellaio-poeta.

“Ascoltare un s.o.s. dal sindaco di Fiumalbo, scrittore anche lui di montagna, Mirto Campi, sul difficile futuro di questa razza bovina e pensare a un aiuto dal re dei macellai è stato – prosegue Federico Pagliai – di una immediatezza logica, tanto più che Dario già lo avevamo coinvolto, a Cutigliano, nel percorso di “LetterAppenninica”, insieme a Marco Mucci, detto “Stinchi”, esponente storico di Slow Food e suo amico personale. L’attenzione che Dario ha fin da subito riservato all’idea, ci riempie di gioia e presto inventeremo qualcosa di concreto per essere operativi anche su questo fronte”.

Negli anni Quaranta del secolo scorso vennero contati circa 230 mila esemplari di “Bianca Modenese” per poi verificare un declino che oggi fa sommare a poche centinaia i capi di questa razza pregiata. Non mancano progetti, e neppure un consorzio, a cui in un futuro immediato potrà dare una mano anche Dario Cecchini per valorizzare i prodotti di queste vacche: latte, formaggio, carne pregiata. “Lasciar estinguere la Bianca – notano Pagliai e Campi, dai due versanti degli stessi monti – vorrebbe dire perdere un pezzo non trascurabile della nostra storia e della nostra cultura ma significherebbe anche sciupare una risorsa per il nostro futuro”.

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