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Fondazione Turati, per non smarrire mai la dimensione umana

La Fondazione Turati  prosegue il suo cammino nel solco dei principi del riformismo turatiano.

Dopo il grande successo della cena-evento della Fondazione Turati all’Obihall di Firenze, dobbiamo dire grazie ben più che 1200 volte, quanti erano i presenti ai tavoli che affollavano la platea, la balconata e, addirittura, il palco del teatro. Dobbiamo dire grazie a chi ha dato vita ad uno spettacolo, nella forma e nella sostanza coerente con lo spirito di un appuntamento improntato alla solidarietà. Uno spirito che ha coinvolto tutti: i benemeriti delle associazioni che operano nel sociale e del volontariato, il grandissimo numero degli intervenuti che erano tanti spaccati di società fiorentina, i rappresentanti della Regione Toscana, del Comune di Firenze e di tante altre istituzioni. Al presidente della Regione, Rossi e al sindaco di Firenze, Nardella va dato atto di avere colto, nei loro pur brevi interventi l’importanza di questa vasta adesione ad un evento che altro non si proponeva se non di riaffermare che la città sarà veramente di tutti quando nessuno sarà più escluso a causa dell’età.

Come presidente della Fondazione, ma anche come testimone dei primi cinquanta anni della sua attività, non posso non riandare, con la memoria, a tutti coloro che ci hanno preceduto e che sono stati gli artefici di quanto la Turati ha realizzato fino ad oggi. In particolare a quel gruppo di giovani, attratti dagli ideali del riformismo turatiano, che prima gettarono le fondamenta della futura Fondazione Turati e poi la crearono.

E’ d’obbligo ricordare come il motore di tutto fosse stato fino dai primi passi di questa avventura l’on. Antonio Cariglia, uno degli assertori più tenaci del pensiero turatiano e leader politico con grande esperienza internazionale, avendo per decenni ricoperto l’incarico di membro permanente del bureau dell’Internazionale socialista, a contatto con uomini come Willy Brandt, Harold Wilson, Guy Mollet, Olaf Palme, Bruno Kreisky. E devono essere ricordati tutti gli altri di quel gruppo animati dagli stessi ideali: i fratelli Vincenzo e Vittorio Lombardi, Ernesto D’Abruzzo, Sileno Saccenti, Giorgio Rafanelli, Ugo Galligani, Graziella Spiti, Umberto Righi e Giancarlo Piperno che ancora fa parte del nostro consiglio di amministrazione.

Nella mia memoria si affollano poi i veri protagonisti della straordinaria crescita della Fondazione: donne e uomini che hanno assistito ragazzi, anziani e persone bisognose di riabilitazione mettendoci, prima ancora della professionalità, il loro cuore. Un nome per tutti: Rita Magni, che per oltre 25 anni è stata direttrice del Centro di Gavinana. Rita lo ha forgiato con la sua grande personalità facendone il modello al quale si sono poi ispirati i Centri di Pistoia, Vieste e Zagarolo.

Oggi cerchiamo, con modestia e tenacia, di proseguire il cammino con nuove realizzazioni. In primo luogo Firenze, città alla quale la Fondazione Turati si è appena presentata esibendo le sue credenziali. Come si può immaginare, sento tutto il peso della responsabilità. Ma mi sento confortato da un consiglio di amministrazione formato da grandi professionisti e da un comitato direttivo (che rappresenta una sorta di amministratore delegato collettivo) nel quale il legame che mi lega agli altri due componenti (Giancarlo Magni e Graziano Cioni) è nutrito di grande stima e grandissima amicizia. E ancora di più da dirigenti, impiegati, medici, infermieri, operatori sociosanitari, assistenti di base, terapisti della riabilitazione, educatori, animatori, terapisti occupazionali, psicologi, dietisti, cuochi, volontari che con la loro passione fanno dei nostri Centri ambienti nei quali non si smarrisce la dimensione umana.

Nicola Cariglia
Presidente della Fondazione F. Turati

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