Sabato, 14 Luglio 2018 16:37

I vivaisti contestano i dati diffusi, ma rischiano l’autogoal

Pistoia - Anche se manca una nota ufficiale, l’articolo “A Pistoia l’allarmismo sul glifosato sarebbe ingiustificato - I vivaisti contestano i dati diffusi da La Stampa”, pubblicato su Report Pistoia il 13 luglio - salvo smentite da parte dell’Associazione vivaisti e/o dal Distretto – non può che fondarsi su dichiarazioni provenienti da esponenti qualificati del settore vivaistico.

La reazione di questi ultimi all’articolo comparso su La Stampa, tuttavia, appare impulsiva e non sufficientemente meditata, al punto che rischia di creare all’intero comparto un danno di immagine ben superiore rispetto allo stesso articolo contestato.

I dati riportati in tale articolo, infatti, sono tutt’altro che privi di fondamento: si tratta dei dati più recenti resi pubblici da ARPA Toscana, contenuti nella pubblicazione “Andamento della contaminazione da fitofarmaci nel territorio della provincia di Pistoia” (Firenze, febbraio 2018), liberamente scaricabile dal sito di ARPAT: dati riferiti alle analisi effettuate nel corso del 2016, non certo “vecchi di alcuni anni” come affermano i vivaisti. Il superamento anche di 20 – 30 volte dei limiti per il parametro “pesticidi totali” nelle acque superficiali dei corsi d’acqua che attraversano il distretto vivaistico di Pistoia non può essere né negato né minimizzato affermando, come fanno i vivaisti, che “non riguardano l’uso domestico”. La contaminazione rilevata riguarda i principali corsi d’acqua del reticolo idrografico della piana Pistoiese interessata dalle attività vivaistiche:

fosso Dogaia Quadrelli, 35 volte il limite (media annua)

torrente Brana Berlicche, 20 volte

torrente Brana Galcigliana, 14 volte

torrente Ombrone Ferruccia, 11 vole

torrente Stella Catena., 6 volte

Queste rilevazioni non riguardano, è vero, la falda acquifera, ma sappiamo che la piana Pistoiese è caratterizzata da un’elevata superficialità della falda freatica, che è alimentata dai principali corsi d’acqua, come si legge nella Relazione del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) della Provincia di Pistoia: “Le diverse ricostruzioni della superficie freatica effettuate nella pianura di Pistoia indicano che la tavola d’acqua si trova ovunque a piccole profondità (1-5 metri). La falda risulta alimentata principalmente dai conoidi dell’Ombrone, della Brana, della Bure e, per un buon tratto della pianura, anche dall’Ombrone stesso”. Non ha quindi fondamento l’affermazione, attribuita ai vivaisti, che “ciò vale solo per i corsi d’acqua irrigui che non si disperdono nel terreno”. Anzi, le analisi effettuate su pozzi per uso domestico in zona Canapale a seguito dello sversamento accidentale di una cisterna di diserbante ha permesso di evidenziare una contaminazione pregressa non correlata con l’episodio stesso, ma piuttosto con l’attività vivaistica con tre casi di superamento del limite per singola sostanza, “due dei quali dovuti all’erbicida Oxadiazon (pozzi 1 e 18) ed uno dovuto al fungicida Oxadixil (pozzo 17)” a dimostrazione della vulnerabilità della falda e della penetrabilità delle sostanze usate per i trattamenti.

Vorremmo quindi invitare gli amici vivaisti a rileggersi con attenzione il rapporto ARPAT sopra citato, perché i motivi di preoccupazione che emergono da tale pubblicazione vanno ben oltre le brevi note comparse su La Stampa e riprese da Reportpistoia.

Il problema esiste, inutile nasconderlo: siamo convinti che anche i vivaisti ne siano consapevoli, così come siamo consapevoli che molti tra loro stiano seriamente valutando le strategie per risolverlo; se la situazione in passato era sicuramente peggiore, è ben vero che le misure adottate finora non sono bastate ad eliminarlo, come dimostra quanto riportato nel documento di ARPAT.

Inutile prendersela con fantomatici “ambientalisti”: nessuno vuole criminalizzare nessuno né tantomeno mettere alla berlina un’attività così rilevante sul piano economico ed occupazionale. Tanto più se si considera che l’articolo de La Stampa riporta sinteticamente, ma correttamente i contenuti del report di ARPAT. Vogliamo forse pensare che un’Istituzione preposta alla tutela dell’ambiente come ARPAT diffonda false notizie al solo scopo di mettere alla berlina il settore vivaistico? Non sarà invece che ARPAT le ha rese pubbliche (presentandole anche all’Ordine dei Medici di Pistoia) perché i dati che emergono dal report mettono in luce una situazione non ulteriormente sostenibile sul piano ambientale, con ricadute anche sul piano sanitario (perché, se no, presentarle all’Ordine dei medici?), che può essere risolta solo grazie ad un’azione comune che coinvolga oltre i vivaisti e le Istituzioni, anche l’intera popolazione pistoiese?

Associazione Alleanza Beni Comuni Pistoia

 

 

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