Venerdì, 18 Maggio 2018 12:19

Chi ha paura di fallire alzi la mano

di Andrea Massaini*

Continuiamo a prediligere la cultura del successo senza metterci in discussione.

Eppure sembra cosi semplice capire che nella vita sono molti più i fallimenti da superare, che la gioia di godersi successi.

Si presume che senza fallire si abbiano meno opportunità di imparare e produrre resilienza. Fallire fa parte del processo di vita.

Senza una cultura che accetta il fallimento come un’esperienza, ne si limita il rischio. E quindi non si innova e non c’è crescita. Nel nostro paese, afferma Sofia Gorgoni, fallire significa macchiarsi la reputazione.

Non c’è nulla di bello nel fallimento, ma è la percezione che fa la differenza. Permettersi di fallire significa essere liberi, anche di sbagliare ed imparare dai propri errori. Quando le cose non vanno, a fallire non siamo noi, ma l’immagine che ci siamo dati. La consapevolezza del fallimento diventa la chiave d’accesso alla libertà di provarci. Solo cosi si cambia il mondo. “La grandezza - diceva Confucio - non si raggiunge non fallendo mai, ma rialzandosi ogni volta che si cade”.

La paura del fallimento spesso è legata alla paura del giudizio, al timore di deludere se stessi e gli altri. Il salto nel buio paralizza quando l’idea del successo è un’immagine di sé vincente, incapace di considerare l’esistenza come un viaggio, fatto di alti e bassi, di cambiamenti e sperimentazioni. E cosi lo stigma del fallimento blocca l’iniziativa, è una forza negativa che frustra la creatività e che sacrifica anche la crescita economica.

Se il concetto di successo è correlato all’idea di dover far bene, allora un nuovo progetto non potrà che terrorizzarci. Eppure è la nostra capacità di cadere che ci rende cosi umani. Perché ancora una volta potremo rialzarci.

Anche di questo parleremo il prossimo 28 maggio al Campus con g713. Chi ha paura di fallire alzi la mano!

*Presidente Associazione g713

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