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Santomoro: termina “Il Viaggio dell’Eroe”. Una catartica esperienza tra poesia, natura e condivisione

di Marta Meli

PISTOIA – I boschi, il verde, il fiume, le rocce, l’incontaminata bellezza della natura e i suoi dolci suoni, sono solo alcuni degli elementi essenziali per vivere al meglio una tra le esperienze più profonde e catartiche.

Si è tenuto nei giorni scorsi il sesto e ultimo incontro de “Il Viaggio dell’Eroe”, il laboratorio di scrittura creativa condotto e organizzato dalle poetesse Francesca Matteoni e Azzurra D’Agostino.

Il laboratorio è stato strutturato seguendo le tappe iniziatiche del cammino nelle fiabe. Una figura protagonista, un eroe, una casa da abbandonare, un sentiero da percorrere, un aiutante magico e per finire un antagonista. La totale immersione nella natura ha reso possibile vivere delle vere e proprie avventure trascendentali nella collina alle pendici dell’Appennino pistoiese, tra Santomoro, Lupicciano e Ponzano, in nome della dimensione collettiva della Valle delle Buri.

L’iniziativa ha convinto anziani, adulti, giovani e bambini a intraprendere il cammino più difficile, quello con loro stessi, ma pur sempre insieme agli altri. Si condividono così ricordi, sentimenti, memorie, dolori e passioni tramite il più indissolubile dei legami, quello della scrittura. Durante il cammino, grazie alla collaborazione dell’erborista Cecilia Lattari, è stato possibile colmare la curiosità e la voglia di scoprire le piante, i fiori le erbacce più sconosciute, come la Vinca (o Pavinca) e la Stella di Betlemme (Ornithogalum umbellatum).

“Siamo stati prima con l’eroe, ovvero con noi stessi, e abbiamo capito che non sempre riesce a vincere – ha detto Francesca Matteoni – poi la casa, il sentiero, l’aiutante magico e adesso nel momento conclusivo con l’antagonista”.

Cos'è propriamente l’antagonista?

Siamo tutti abituati a ricondurlo a quella figura che in una storia, una fiaba o leggenda quale sia, si contrappone e oppone al protagonista. Francesca Matteoni ha raccontato ai partecipanti il significato dell’essere antagonisti di noi stessi prendendo ad esempio la figura di Baba Yagà, personaggio della mitologia slava e protagonista fiabesca proveniente dalla lontana Russia.

“L’antagonista – ci spiega – è riposto dentro di noi, e ci blocca, ci impedisce di proseguire il sentiero della vita, ma dalla fiaba russa possiamo cogliere l’importanza del coraggio, e allora comprendiamo che anche quella stessa paura può esserci d’aiuto”.

Dopo aver letto “La Grande Paura”, poesia della scrittrice italiana Piera Oppezzo, anche i partecipanti del laboratorio si sono impegnati per circa dieci minuti nella scrittura di un’ode o una prosa riferita al medesimo tema, per poi leggerla e condividerla tutti assieme.

Da questa liberatoria esperienza di scrittura sono emerse parole e tematiche sorprendenti. Le tre età, l’immigrazione al tempo di guerra, la solitudine, la malinconia, seguite dall’utopia, dal sogno, dal riscatto, dalla forza, dalla resistenza, dalla passione, dall’amore, dall’armonia e dalla voglia di vivere.

“Poesia proviene dal greco poiesis, ossia creazione – ha detto Francesca Matteoni – sì, perché c’è poesia anche nelle cose concrete, come in un semplice tavolo di legno, tutti siamo ignoranti e sapienti al contempo, tutti siamo in grado di scrivere”.

La giornata è terminata con la lettura di una poesia di Robert Frost, dal titolo “La strada non presa”, che ha poi ispirato i partecipanti nello scrivere gli ultimi versi dell’emozionante e incredibile “Viaggio dell’Eroe”.

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