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In scena al Moderno lo “strano matrimonio” di Lorenzo Pratesi

di Andrea Capecchi

AGLIANA – Quante volte siamo costretti a subire situazioni spiacevoli e a piegarci alla volontà di altri, per i motivi più svariati? Quante volte dobbiamo sacrificarci, per amore, per necessità o per interesse, trascurando noi stessi?

È questa la riflessione proposta al pubblico dalla commedia “Ieri mi sposo?”, scritta e diretta da Lorenzo Pratesi, tornata in scena al Teatro Moderno di Agliana dopo il grande successo della scorsa primavera. Uno spettacolo spassoso e coinvolgente, ricco di personaggi singolari e colpi di scena, con un finale agrodolce che l'autore ha lasciato volutamente libero e aperto all'interpretazione dello spettatore.

Una carrellata di tipi umani, con i loro caratteri e le loro manie, che si innestano sul racconto a ritroso della storia principale, narrata dalla protagonista, in una lunga e travolgente sequenza di digressioni dove le scene si intrecciano in un crescendo farsesco. Anche l'elemento musicale è determinante, contribuendo a delineare in maniera ancora più esplicita le differenze e i contrasti che emergono tra i personaggi e a rendere più efficace l'impianto della commedia.

La trama è presto svelata: due giovani sono costretti a organizzare in tutta fretta un matrimonio combinato per non far andare in carcere il futuro sposo, accusato dalla legge di bancarotta fraudolenta. Ma la situazione, già critica, degenera quando si incontrano le due famiglie, una dell'alta borghesia industriale milanese, l'altra della classe popolare napoletana.

Le differenze economiche, culturali e sociali ma anche le affinità dal punto di vista emotivo e caratteriale non facilitano l'impresa dei futuri sposi, che presto si trovano di fronte una vera e propria montagna da scalare, fatta di antipatie, reciproche diffidenze e veti incrociati. Una corsa sempre più forsennata verso un finale che si annuncia tragicomico, e che la performance risolverà in maniera sorprendente.

Pratesi è abile a innestare il proprio spettacolo all'interno del fortunato filone della contrapposizione sociale e culturale tra Nord e Sud – filone molto battuto dalla commedia teatrale e cinematografica, e talvolta fin troppo abusato – evitando però di cadere nella banalizzazione e aggiungendo riferimenti all'attualità, alle mode del momento, al linguaggio dei giovani, al mondo dei social, alle diverse realtà familiari.

Salgono così sul palco figure dalla forte caratterizzazione, che estremizzano, tra l'ilarità degli spettatori, il proprio comportamento sociale: una nonna ipertecnologica, refrattaria ai consigli della badante e ancora attratta dai giovani ragazzi; una zia alcolista amante della chirurgia estetica; un padre cinquantenne che tenta, con esito grottesco e ridicolo, di imitare il modo parlare e di comunicare dei teenagers; una famiglia napoletana che racchiude in sé tutti i vizi e le virtù, gli stereotipi e la vitalità del popolo partenopeo.

Tra continui cambi di scena, repentine entrate e uscite di personaggi e gag divertenti lo spettacolo è vivace e godibile, un vero “carnevale di positività”, come l'ha definito lo stesso Pratesi, con il duplice obiettivo di far ridere e riflettere allo stesso tempo. E, vista la risposta del pubblico, pare che lo scopo sia stato raggiunto, anche grazie a una drammaturgia capace di mescolare e alternare generi artistici diversi, dalla commedia degli equivoci al musical, dalla danza alla farsa popolare in dialetto.

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