Sabato, 27 Agosto 2016 17:42

La chiusura del Voronoi è un provvedimento sproporzionato

di Moreno Ianda*

Il Comune di Pistoia ha disposto la chiusura per cinque giorni del Voronoi, in piazza dell'Ortaggio, disponendo altresì la rimozione dei dehors fino al rilascio della nuova concessione sulla quale si dovrà pronunciare, presumibilmente, nel mese di settembre la Conferenza dei Servizi del Comune di Pistoia.

Il provvedimento è stato adottato dal Comune a seguito del mancato adeguamento da parte del locale ad alcune prescrizioni richieste dall'Amminstrazione comunale sulle caratteristiche degli ombrelloni, ma contestate dal locale in quanto non previste dal vigente regolamento, che hanno prodotto il mancato rinnovo della concessione e successive sanzioni per la mancata rimozione degli arredi. Fra l'altro, non si capisce come mai agli operatori del mercato di piazza dell'Ortaggio sia lasciata giustamente la libertà di presentare ombrelloni di qualsiasi misura e colore a secondo delle propria attività economica (la totale uniformità non sempre è sintonia di bellezza) mentre agli operatori della somministrazione, nello stesso contesto vengono imposte regole estremamente rigide.

Nel manifestare piena solidarietà all'azienda, ai titolari ed a tutti i collaboratori che vi operano, ritiniamo profondamente ingiusta ed inopportuna, nel contesto temporale, l'adozione di un provvedimento di questa portata.

Un provvedimento adottato nel periodo di maggior lavoro da parte del locale (addirittura a ridosso di un fine settimana) senza di fatto un minimo di preavviso (solo 1 giorno) ed addirittura ignorando un provvedimento del Giudice di pace di Pistoia che solo lunedì scorso aveva disposto la sospensiva al mese di novembre prossimo della discussione sul merito della sanzione irrorata.

Una sanzione che quindi costringe l'azienda a sospendere l'attività con conseguenti danni economici per la stessa ma che mina la fiducia delle imprese nelle istituzioni che dovrebbero stare al fianco delle nostre aziende che rappresentano per la città un patrimonio di inestimabile valore per il valore aggiunto che sono riuscite a dare al nostro centro storico, per l'occupazione che stanno garantendo a diverse centinaia di addetti, per il servizio che stanno fornendo ai nostri giovani ed ai turisti che trovano nel nostro centro storico una importante opportunità per trascorrere le serate. Un comparto quello della Sala e del centro storico peraltro portato a vanto dal nostro Comune in ogni consesso pubblico esterno, ma costantemente tenuto sotto "pressione".

Non è questo il modo per valorizzare la nostra città. Se errori sono stati commessi, se regole sono state violate è giusto adottare sanzioni ma che siano parametrate al danno o alla violazione che hanno prodotto. Nella circostanza a fronte di una presunta violazione, di una legittimità ancora tutta da dimostrare (vedi la sentenza del giudice di pace) si interviene con la mannaia mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della azienda.

Un modo di agire che non condividiamo assolutamente che non porta da nessuna parte e che irrigidisce ancora di più un confronto in atto con l'Amministrazione comunale sul regolamento dei dehors rispetto al quale non sappiamo più che fine abbiano fatto le 12 pagine di osservazioni (praticamente su tutta la proposta formulata dalla struttura comunale) presentate nella primavera scorsa da Fipe-Confcommercio dopo due anni di tira e molla. Di conseguenza non sappiamo che esito potrà avere l'eventuale adozione del nuovo Regolamento che ci era stato promesso come risolutivo di tutti i problemi né se ci siano più le condizioni per mantenere in essere lo stesso Codice di autoregolamentazione.

Nei prossimi giorni riuniremo i nostri organismi dirigenti per valutare con attenzione gli sviluppi della vicenda e le azioni da intraprendere e nel frattempo auspica che da parte dell'Amministrazione comunale ci possa essere un ripensamento sulla portata della sanzione, che consenta quantomeno mercoledì alla riapertura del locale di poter riavere subito il dehors in attesa del chiarimento sulla legittimità della stessa che a questo punto è nelle mani degli organi giudiziari: Giudice di pace e molto probabilmente Tar al quale l'azienda potrebbe rivolgersi per la sua tutela.

*presidente Fipe-Confcommercio Pistoia

 

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