Domenica, 17 Marzo 2019 16:04

Il merito? E’ alla portata solo di chi nasce nelle giuste condizioni

di Chiara Martinelli

Pistoia - Leggo adesso della costituzione di un’Accademia per giovani dotati nella matematica e nelle scienze. 

Apro l’articolo, per curiosità. Leggo i nomi dei selezionati. Ne studio i visi: visi compunti, visi da bravi ragazzi, si direbbe ragazzi tutti casa, scuola e chiesa (e, al contrario di quanto suggerisca una nota canzonaccia, senza un tragitto che li frega). Salta all’occhio la loro appartenenza scolastica: tutti licei, tutti buoni licei, i licei del centro, senza dubbio.

La lettura dell’articolo è interessante. Alla fine della lettura rimane però un non so che. Una punta d’amarezza, forse. Non tanto per i ragazzi, che hanno raggiunto un traguardo importante grazie a impegno e dedizione. Piuttosto, a destare un qual certo sospetto è l’esaltazione, senza se, senza ma, del merito ad ogni costo. Come se fossimo certi, certissimi, che tutti i nostri alunni partono con le stesse condizioni, con le stesse situazioni familiari, giovandosi dello stesso contesto socio-culturale. Immagino le situazioni familiari e sociali dei ragazzi selezionati. Sicuramente ci saranno alcuni casi di ragazzi che provengono da famiglie modeste, senza dubbio. Ma dietro di loro mi sembra di vedere tutte buone famiglie, genitori con contratti dignitosi, con un’istruzione decente, capaci di stare dietro ai loro figli, di coglierne attitudini e inclinazioni, di socializzarli e abituarli alla scuola. Vedo scuole del centro, dove gli insegnanti sono quasi tutti di ruolo e raramente cambiano ogni anno. Vedo continuità, vedo protezione, vedo un contesto favorevole in cui, ovviamente, chi ha le capacità può emergere.

È qui che allora mi sorge una domanda.

Le nostre risorse pubbliche sono limitate, ormai è un mantra che ci viene ripetuto da anni. E’ utile, è socialmente accettabile che questi fondi così rari siano devoluti a chi è già in vantaggio nella corsa sociale? Perché essere in vantaggio non è certo una colpa, è ovvio. Ma essere in svantaggio lo è? E’ un dubbio che sorge quando dagli specchiati licei del centro ti sposti negli istituti.

Quando vedi alunni di sedici anni che ti chiedono di scrivere con loro un curriculum da portare nelle aziende, perché sono in cinque in famiglia e c’è un solo stipendio: anche loro devono contribuire al bilancio familiare, e pazienza se non ci sarà più tempo per riposarsi. Quando vedi tre insegnanti di matematica cambiare in appena cinque mesi, ed è ovvio che alla fine dell’anno i ragazzi abbiano imparato poco o nulla, anche se magari erano interessati alla materia. Quando vedi alunni cresciuti senza famiglia, o senza una famiglia capace di star loro dietro, di coglierne attitudini e inclinazioni, di socializzarli e abituarli alla scuola.

Essere nati in un ambiente sfavorevole, non aver frequentato scuole buone, è una colpa? Sembra di sì, così come lo era negli anni Trenta, così come lo era negli anni Sessanta. Abbiamo celebrato il Sessantotto, ma poco, da questo punto di vista, è cambiato. Forse qualche fondo, oltre a borse di studio che certo aiutano ma che sono una misura episodica, dalla caratura individuale e dall’impronta competitiva, avrebbe potuto essere devoluto in altri progetti: in progetti nelle scuole medie di periferia, per accrescere le capacità logiche e linguistiche di alunni che, altrimenti, saranno sempre tagliati dall’apprendimento; di un supporto psicologico, sociale e culturale a famiglie in difficoltà.

Sono cresciuta nel centro, ho frequentato le scuole del centro, ho frequentato un liceo del centro dove ci hanno subito assicurato che saremmo diventati “la classe dirigente del futuro”. Ho frequentato l’Università, il dottorato eccetera eccetera, e poi sono andata a insegnare in un professionale. Una sola cosa ho ricavato da tutto ciò: che il merito è una mera costruzione socio-culturale. Ci illudiamo che il merito sia alla portata di tutti, ma in realtà lo è solo per chi nasce nel quartiere giusto, con la famiglia giusta e con il supporto delle scuole giuste, come probabilmente lo sono i ragazzi selezionati per la novella Accademia (e come probabilmente, alla loro età, ero io).

Compito dello Stato e di chi ne riceve i fondi, a mio modesto parere, dovrebbe essere attutire queste disuguaglianze; rimuoverle, se possibile. Non ampliarle. 


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1 commento

  • Link al commento Raffaele Gariboldi Lunedì, 18 Marzo 2019 00:09 inviato da Raffaele Gariboldi

    E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando
    di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana
    e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
    Paese. (art. 3)

    Rapporto

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