Domenica, 03 Marzo 2019 19:05

Le mani sul Ceppo e sulle Ville Sbertoli

Pistoia - Non abbiamo capito come si trasformerà l’area del Ceppo.  

Abbiamo capito che l’Asl ha deciso tutto, accomodando le proprie esigenze, e tornando ad occupare quasi tutta l’area che prima ospitava l’ospedale, compreso  l’edificio storico; solo una sua parte residuale sarà destinata a museo, rinviando ad altra convenzione la modalità di gestione condivisa con il Comune: quindi, il Ceppo storico resta ancora in mano all’Asl, che deciderà che cosa farne fino al 2055 (si, solo tra 35 anni il Comune ne entrerà in possesso). 

Abbiamo capito che l’amministrazione comunale ha totalmente delegato all’Asl la pianificazione dell’area, senza nulla proporre; si nasconde dietro il pregiudizio contabile, mai dimostrato, dell’insostenibilità del piano Bertinelli, dopo aver rinunciato a ben 6 milioni e 300.000 euro delle risorse europee Piu. Il Comune non fa le opere di urbanizzazione, ma le opere idrauliche, senza la stima di quanto verranno a costare; e aumenta il contributo da 2 a 4 milioni di euro, qualora l’Asl non riesca a quadrare i conti del nuovo ospedale.  

Non si dice cosa avviene della parte di Viale Matteotti, e quanto e come verrà ricostruito dalla demolizione del Padiglione Nuove degenze. Si accenna appena alla “possibilità” della sede del nuovo Tribunale o scuole in Santa Maria delle Grazie, tutta da verificare, e rimanendo in proprietà all’ASL: quindi, chi ci andrà dovrà pagare l’affitto?  

Abbiamo capito molto bene, invece, che si farà cassa sulle Ville Sbertoli. Anche qui vince l’Asl, che riesce nell’intento, dichiarato fin dal 2002, di dismettere il complesso di Collegigliato. Ma con quali destinazioni? La Giunta Bertinelli aveva ostinatamente tenuto distinto l’accordo sul Ceppo da quello sulle Ville Sbertoli, e l’aveva inserito non a caso nel Progetto di Pistoia capitale italiana della cultura, con questi indirizzi: “un piano di recupero che dà priorità d’intervento al restauro degli edifici storici di rilevante valore, la realizzazione del parco pubblico, prima degli interventi edilizi, da restituire pienamente alla fruizione della città, e la definizione di funzioni pubbliche e sociosanitarie che possono essere lì organizzate”; funzioni pubbliche come l’hospice, immerso nel verde e nella natura.

Nella nuova proposta l’impostazione è rovesciata: prima si realizza la parte privata; il parco pubblico non comprenderà i giardini storici, che saranno pertinenze delle  proprietà del ricco investitore cercato tramite “Invest in Tuscany”. Ma, ancora peggio, si dice che con le risorse ricavate dalla vendita si andrà a realizzare la “Casa della salute” e gli altri servizi del Ceppo, tra cui anche l’hospice, messo dentro al percorso donna, il cup, centro prelievi ecc.: non certo un’oasi di quiete e riservatezza! E tutto ciò tra quanti anni, se subordinato alla vendita delle Ville Sbertoli? 

E così, avendo il Comune delegato la pianificazione dell’area all’Asl, la Regione si è trovata a dover prendere atto degli esiti di un lavoro sviluppato dai tecnici dell’Asl stessa, ma entrando in contraddizione con quanto sostenuto dal Presidente della Giunta regionale, che aveva definito l’accordo del 2015 e il progetto Piu “Ri-generare il Ceppo” “un modello europeo di rigenerazione urbana”.

Tomasi getta alle ortiche processi di partecipazione e anni di pianificazione pubblica sostituendoli col nulla, e  cioè con dismissione di patrimonio e privatizzazione del territorio. La giunta delle non scelte, in pochi mesi, sta compromettendo definitivamente il volto e la storia della città.  

Per contrastare questo processo, apriremo un dibattito con la città – cosa che il Comune non  ha voluto fare fino a qui – e agiremo in tutte le sedi a tutela del bene comune.

Associazione Palomar


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