Mercoledì, 27 Febbraio 2019 11:45

Scompare la Cassa di risparmio in un territorio senza prospettive di sviluppo

Alessio Colomeiuc Alessio Colomeiuc

di Alessio Colomeiciuc*

Pistoia - Il 25 febbraio scorso, dopo 188 anni, è definitivamente scomparsa la Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia, la banca protagonista, nel secondo dopoguerra, della grande trasformazione economica del nostro territorio.

La sua storia non si è conclusa per demeriti o cattiva gestione, bensì per essere stata riconosciuta (ed acquistata) quale azienda efficiente e redditizia, con ampie quote di mercato del credito e del risparmio, con estese relazioni con l’intero sistema economico provinciale, con un consolidato ruolo nel settore culturale e sociale.

Intesasanpaolo, che l’ha incorporata, è la più importante ed apprezzata banca italiana e saprà certamente valorizzare l’istituto pistoiese, pagato del resto centinaia di milioni di euro alla nostra Fondazione. 

Ma è un dato di fatto che, da ora in poi, la Cassa non ci sarà più e, senza di essa, non ci sarà più la storica “cabina di regia” del sistema economico locale, l’instancabile propulsore di attività produttive, commerciali e artigianali, l’istituzione finanziaria in grado di interloquire quotidianamente con imprenditori, commercianti e professionisti pistoiesi, di sostenerne le idee ed accompagnarne i progetti di sviluppo o di ascoltarne preoccupazioni e difficoltà.

Sorprende che la conclusione di una vicenda così densa di implicazioni sia avvenuta in un clima di rassegnato silenzio delle Istituzioni, associazioni e categorie economiche  e sindacali provinciali, in assenza persino di un confronto pubblico in grado di valutare e far comprendere ai pistoiesi gli effetti “strutturali” della scomparsa della Cassa, da sempre essenziale espressione del terziario avanzato (credito) e di una moderna cultura d’impresa, imprescindibile alimento  di opportunità e occupazione qualificate, di pregiato indotto professionale ed artigianale, di vitalità urbana,  persino di Pil provinciale.

Sorprende che di questo confronto non si sia sentita la necessità neppure dopo i drammatici cambiamenti che nell’ultimo decennio hanno investito (o meglio devastato) l’intera struttura socio-economica pistoiese, facendo scomparire importanti istituzioni pubbliche, associazioni industriali e di categoria, redazioni di giornali, strutture scolastiche e sanitarie, banche, interi distretti manifatturieri (mobile, calzatura), determinando la chiusura di centinaia di imprese, la scomparsa  di oltre mille fra artigiani e commercianti, la cronicizzazione di alti tassi di disoccupazione giovanile e di indigenza, l’inarrestabile progressione dell’indice di vecchiaia della popolazione (arrivato a 199,2), la ricorrente emigrazione dei nostri giovani più intraprendenti, disuguaglianze crescenti di ricchezza, reddito ed opportunità.

Ma ancora di più sorprende l’indifferenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, quasi che essa non costituisse la continuazione ideale della storica banca e si potesse addirittura dimenticare che la sua ormai solitaria potenza patrimoniale e finanziaria è, anzitutto, il diretto effetto proprio della ottimale vendita della banca: un effetto frutto anche dell’impegno di tanti dipendenti pistoiesi, centinaia dei quali tuttora lavorano nelle decine di filiali sparse sul territorio, oltrechè dell’opera di molte personalità locali che, in quasi due secoli, hanno ben amministrato, diretto e vigilato la banca, acquisendo fra l’altro prestigiosi  immobili (Palazzo Azzolini e Palazzo Michelucci, in primis) e prestigiose opere d’arte (Collezione Bigongiari dedicata alla pittura fiorentina del ‘600, tempere murarie di Giovanni Boldini, sculture di Marino Marini, decorazioni di Galileo Chini): beni che  una poco meditata e ancor meno lungimirante decisione della Fondazione ha improvvidamente lasciato in proprietà  ad Intesasanpaolo.

E quasi che la Cassa di risparmio, in quanto azienda di credito, fosse ormai divenuta una presenza imbarazzante, una sorta di fastidioso ricordo da rimuovere quanto prima, al punto da proporne recentemente, senza imbarazzo alcuno, la anticipata  eliminazione perfino dalla stessa denominazione della Fondazione.

Un comportamento inatteso ed incomprensibile, quello appena descritto, che soltanto l’ignoranza della storia e della essenziale funzione creditizia della Cassa di risparmio può spiegare e che dimentica che non può esistere futuro, per il nostro territorio, se la filantropia e la solidarietà sociale non si accompagnano con un sostenibile e durevole sviluppo economico.

* ex presidente della Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia     


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