Domenica, 06 Gennaio 2019 13:56

Il partito della bistecca è vivo e lotta con noi

di Nicola Cariglia*

Il mio amico Luciano Pallini, già sindaco di Pistoia, uomo di solida cultura e studioso di questioni economiche, ha rievocato con un suo post il “mitico” partito della bistecca.

In passato anche io lo avevo fatto, ma mai come oggi questo richiamo appare pertinente.

Quelli della mia generazione se lo dovrebbero ricordare bene. Si presentò nelle infuocate elezioni del 1953. Quelle caratterizzate dalle polemiche al calor bianco per l’entrata in vigore di una blandissima legge maggioritaria, bollata da comunisti, socialisti ed altri purissimi della democrazia come “legge truffa”. Pensate: la legge attribuiva un modesto premio di maggioranza alla coalizione che avesse già da sola raggiunto la maggioranza assoluta dei voti. E, per questo, i suoi avversari la bollarono come legge truffa, salvo, poi, moltissimi di loro accettare ed essere fautori di truffe elettorali vere. Quelle che hanno consentito di governare alle minoranze, togliendo, in aggiunta, al popolo il disturbo di scegliere i propri rappresentanti, accollandolo alle segreterie dei partiti.

Dunque, nell’infuocato 1953, che peraltro avrebbe visto il “campionissimo” Fausto Coppi vincere il suo quinto Giro d’Italia proprio mentre divampava nelle piazze la campagna elettorale, e, successivamente, il suo unico campionato del Mondo, il partito della bistecca ebbe l’ardire di fare irruzione nella scena politica italiana. Una presenza che suonava sberleffo ai toni da crociata dei partiti veri. Il nome registrato era un altro, partito Nettista italiano dal nome della prima fortunata rivista, enigmistica, di Corrado Tedeschi, creatore del partito, uomo di ingegno, professore ed editore fiorentino.

Ma la bistecca, in anni nei quali la fame vera, non metaforica, mordeva ancora, era la proposta programmatica che più rimase impressa, tanto da diventare la denominazione nel nuovo partito a furor di popolo. Peraltro, oltre a “Grammi 450 di bistecca a testa assicurati giornalmente al popolo, frutta dolce e caffè”, il programma si nutriva di molte altre promesse da paese del bengodi: “Svaghi, poco lavoro e molto guadagno per tutti, tre mesi di villeggiatura assicurati ad ogni cittadino, massimo incremento a tutti i giochi, continue tombole e lotterie, compagnie di varietà e pagliacci di stato, abolizione di tutte le tasse, orari scolastici ridotti a 30 ore l’anno, nuove chiese con intendimenti artistici e mistici e sacerdoti di ogni religione con equi stipendi”.

Infine, ma non da meno, “abolizione delle prigioni. Quando tutti avranno 450 gr di carne assicurata non avranno bisogno di rubare ed ammazzare”.

Dire che queste promesse fossero prese sul serio, sarebbe una bugia. E, poi, c’era anche allora una certa abitudine a mettere in difficoltà gli avversari con la tecnica di aggiungere qualcosa in più alle loro promesse.

Narciso Parigi, grande cantante e massimo interprete dello spirito fiorentino mi raccontò, al riguardo, un gustoso episodio, di cui era stato diretto testimone. Nella assolata e vuota piazza principale di Campi Bisenzio, vicino a Firenze, un oratore del partito della bistecca stava tenendo un appassionato comizio, incentrato sui benefici che sarebbero derivati al popolo, sotto vari profili, dall’avere, garantita, una bistecca di 450 grammi al giorno. Dal tavolino di un bar sul lato opposto della piazza ove si trovavano loro malgrado ad ascoltare il comizio tre o quattro avventori, se ne alzò uno che a lentissimi passi cominciò ad attraversare la piazza fino a quando non si ritrovò, nel deserto assoluto, solo sotto al palco. Fu a quel punto che levando in alto la mano e puntando l’indice verso l’oratore, gli si rivolse con queste parole: “oh, te! Ma del bere, ‘un se ne ragiona?”.

Presente in solo tre circoscrizioni della Camera, il partito della bistecca prese poco più di quattromila voti e non ebbe eletti. Il suo creatore, Corrado Tedeschi, continuò la sua fortunata carriera di editore di riviste, creandone sempre di nuove e fortunate e iniziando anche una attività discografica di successo.

La sua esperienza politica fu una provocazione. E, come tale, venne presa dagli italiani, che , peraltro, non mancarono di riconoscere il suo talento professionale. Poi, molto dopo, vennero creati partiti che, più o meno, promettevano le stesse cose. Chi li creava, non aveva lo stesso talento professionale di Corrado Tedeschi.

Ma venne preso sul serio.

*www.pensalibero.it

 

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