Sabato, 01 Dicembre 2018 12:52

Proroga della concessione a Publiacqua, bugie e contraddizioni

di Associazione Palomar - Martedì 4 dicembre la Conferenza Territoriale n. 3 dell’Autorità Idrica Toscana è convocata per approvare l’istanza di proroga di tre anni della concessione del servizio idrico integrato a Publiacqua, dal 2021 al 2024.

L’istanza viene motivata dalla necessità di nuovi investimenti, oltre quelli già programmati, per allinearsi agli standard tecnici stabiliti dall’Autorità nazionale ARERA: si tratta di 258.809.978,41 euro di investimenti in più (totale 556.759.012,84 euro) che, per non innalzare ulteriormente le tariffe, devono essere spalmati su altri tre anni, fino appunto al 2024.

Abbiamo già detto che rinviare l’appuntamento con la ripubblicizzazione dell’acqua lo consideriamo un’offesa alla democrazia e ai cittadini; che si poteva evitare il prolungamento rivedendo il piano investimenti a tariffa invariata; che si doveva da subito iniziare il percorso verso la ripubblicizzazione definendo le procedure, trovando le risorse e scrivendo il nuovo piano d’ambito. Abbiamo per questo promosso una petizione on line che in pochi giorni ha raccolto quasi mille firme (“No alla proroga della concessione a Publiacqua”, indirizzo on line http://chng.it/qxsfp9yd )

A queste notazioni squisitamente politiche, dobbiamo aggiungere contestazioni di natura giuridica, amministrativa e contabile sulla base della documentazione predisposta per la delibera di proroga. Chiediamo ai Sindaci di valutare bene prima di votare una proposta simile.

1. Hanno detto che sono necessari nuovi investimenti. Non è così. Prima di tutto Publiacqua deve riprogrammare gli investimenti che non ha realizzato. Nel 2017 doveva spendere 91 milioni di euro, e ne ha spesi 75 milioni. Quindi si rispalma negli anni progetti già approvati, soprattutto per quanto riguarda fognatura e depurazione.

2. La relazione che presenta la proposta dice testualmente “Il Piano investimenti vigente prevedeva un picco di investimenti di 93 milioni nel 2018, e comunque elevato nel biennio 18-19, ed effettivamente non credibile”. Questi stessi che avevano allora presentato e dato i pareri tecnici positivi a quel piano, ora lo definiscono non credibile; e noi oggi come possiamo credere a loro?

3. Gli adeguamenti ai nuovi standard tecnici riguardano soprattutto il rifacimento delle reti; ma poiché sono prioritari i progetti su fognatura e depurazione, da realizzare entro il 2021 per ovviare alle misure europee di infrazione, i nuovi investimenti vanno dal 2022 al 2024: quindi, perché non li può realizzare il nuovo gestore, con la nuova concessione?

4. E’ stato detto che in questo modo si bloccano le tariffe fino al 2024. Non è vero! Il moltiplicatore tariffario è pari a 1,108 per tutti i sei anni, ovvero lo 0,1 di aumento ogni anno. Ora, l’ultimo piano tariffario approvato arrivava al 2019, con l’intesa che nell’ultimo biennio di concessione le tariffe dovevano ridursi. Con questa manovra, le tariffe non si riducono mai, ma le si stabilizza con un lievissimo ma costante aumento fino al 2024.

5. Il valore residuo della concessione (quello che il nuovo soggetto gestore dovrebbe pagare a Publiacqua) diventa 264.362.435 euro, cento milioni in più circa di quello previsto al 2021. Se i Comuni lamentano oggi la mancanza di risorse per riacquisire le quote, tra sei anni le avranno?

6. Se andiamo a guardare lo sviluppo del conto economico dell’azienda, vediamo che l’utile di Publiacqua prima delle imposte sarà di 60 milioni e 450.000 euro nel 2018, 49 milioni e 483.000 nel 2019, 35 milioni e 316 mila euro nel 2020, 17 milioni nel 2021 (quando finisce il vero piano investimenti); ma risale a 24.876.000 euro nel 2022 perché inizia il regalo dei tre anni in più.

7. Andando al dettaglio del nuovo Piano degli Investimenti, oltre alle mirabolanti opere che dovrebbero risolvere tutti i problemi del servizio d’un colpo, troviamo la spesa di 11 milioni e 200.000 euro per finire di pagare l’adesione al programma ACEA2.0 entro il 2021; nel 2022 e 2023 troviamo invece la spesa di 9 milioni (!) per la migrazione dei dati da ACEA a Publiacqua (tutti soldi che dovranno pagare i cittadini).

8. Non si prevede nessuna clausola di salvaguardia qualora, entro uno o due anni, Publiacqua continuasse a fare meno di quanto programmato.

9. Infine, un po’ di municipalismo. Occupiamoci di Pistoia. Il Sindaco Tomasi, annunciando questa proroga, ha detto che così si potranno realizzare tutti gli investimenti attesi, a partire dalle estensioni di rete. Ebbene, la somma prevista sulle estensioni di rete da qui al 2024 è di un milione di euro, pari a circa 160.000 euro l’anno. Nei piani precedenti erano stanziati 400.000 euro l’anno. Dovranno sorteggiare i fortunati che riusciranno a rientrarci.

10. Gli interventi sul sistema fognario della città di Pistoia sono previsti, ovviamente, ma non si sa quando; idem sul Bacino di Gello. Sappiamo che i lavori di ampliamento del depuratore centrale sono fermi. Che dire?

 

Non dovremmo aggiungere altro per dimostrare che la proroga è soltanto un regalo a Publiacqua. Concludiamo con due domande, che porremo in altre sedi se la proroga venisse approvata:

1. una concessione ventennale e ultramiliardaria può essere prorogata sulla base di una dichiarata inadempienza del gestore, senza incorrere in violazione delle norme europee, del Codice degli appalti e dell’Autorità dell’Anticorruzione?

2. una concessione che, prima della stipula, era stata oggetto di deliberazione dei Consigli Comunali dei Comuni soci di Publiacqua, può essere prorogata senza l’approvazione dell’organo elettivo e democratico delle comunità?

Per ora, ci fermiamo qui. Ma non ci fermeremo.

 

Associazione Palomar

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