Giovedì, 13 Settembre 2018 09:02

Una vasta alleanza sociale per una proposta politica e di governo

di Alessandro Giovannelli*

Pistoia - Rivendico integralmente le parole di grande chiarezza con le quali, all'indomani della sconfitta elettorale delle Amministrative del 2017, lasciai la guida del partito comunale.

Unico dimissionario, insieme alla mia segreteria, del gruppo dirigente locale del PD in quel duro passaggio politico nel quale non solo il Comune capoluogo è passato alla destra. Ribadisco ogni virgola di quel documento, reso pubblico non appena le mie dimissioni furono effettive, che portava allo scoperto i comportamenti di una parte rilevante del gruppo dirigente del Partito Democratico che per cinque anni aveva svolto il ruolo di opposizione, come e più della destra, alla propria Amministrazione. Fino a preferire, come inequivocabilmente dimostrato dall'analisi dei flussi elettorali, altre opzioni al ballottaggio del 25 giugno 2017.

La chiarezza non mi ha mai fatto difetto. Anche negli anni nei quali ho ricoperto il ruolo di segretario dell'Unione Comunale di Pistoia ho sempre assunto posizioni politiche chiare. Tuttavia, il senso di responsabilità, in particolare nei confronti di un governo della città osteggiato – per mal celati interessi differenti da quelli generali - anche da molti esponenti di rilievo del nostro partito, mi ha sempre suggerito l'opportunità di tenere un profilo basso, in particolare nella proiezione esterna. Forse, anche alla luce dei risultati, è stato un errore. Tornando indietro sono diverse le cose che farei in maniera differente, in particolare marcherei con maggiore incisività l'estraneità, mia e della segreteria (che, non a caso, l'area Renzi mi chiese di azzerare: un episodio che continuo a reputare di grande gravità), a certi ambienti di potere prossimi al gruppo dirigente nazionale del PD, che nel cuore della Toscana ha avuto il proprio quartier generale; nonostante questo posso rivendicare, per intero e a testa alta, la bontà delle intenzioni e la tensione costante agli interessi generali. Ed il fatto di non aver mai ceduto a compromissioni con quei centri di potere, in un periodo nel quale conformismo ed autoconservazione, che non mi sono propri, la facevano da padrone nel Partito Democratico ed avrebbero dunque suggerito il contrario.

E' seguito un anno di smarrimento per tutti. Un anno nel quale il PD ha continuato a perdere tutto ciò che era possibile perdere. Anche – anzi, soprattutto - nella “rossa” Toscana, grazie ad un gruppo dirigente regionale autoreferenziale, fazioso; che faceva dell'arroganza e di una presunta autosufficienza (che è diventata separazione netta dalla società, la famosa “sinistra senza popolo”) il proprio tratto distintivo. Un gruppo dirigente che, di sconfitta in sconfitta, ha continuato ad affrontare una situazione straordinaria come se ne affronterebbe una ordinaria e dando sempre la responsabilità ad altri. In una parola, un gruppo dirigente inadeguato.

Ora è giunto il momento di cambiare. Provando a rovesciare il paradigma: basta, almeno per ora, con dibattiti teorici sulla natura della sinistra che vorremmo. Basta con riflessioni introflesse sulle vicende interne al PD, delle quali al paese, quello vero, interessa ben poco. E' necessario che tutti i progressisti trovino intanto ragioni sufficienti e necessarie per ricostruire una prospettiva, almeno di medio termine. Una prospettiva che diventi, facendosi anche percepire come tale, la principale alternativa alla destra, ai populismi di ogni colore, ma anche ad una sedicente sinistra che alla prova del Governo del paese, e nella guida del più grande partito del fronte del centrosinistra, non ha saputo interpretare il crescente bisogno di tutela e rappresentanza dei poveri del nostro paese, il cui numero è drammaticamente cresciuto negli anni. Costruendo così i presupposti per la recente, storica sconfitta, la peggiore di sempre. Fino a determinare tutte le condizioni per una sostanziale estinzione della sinistra italiana.

Non è più possibile rimandare. Oggi tutti coloro che credono che la parola sinistra continui ad avere significati ben precisi, tutti coloro che credono che ci sia bisogno più di sempre di una battaglia radicale per dare vera rappresentanza alle fasce più vulnerabili della società, tutti coloro che credono, con buona volontà, che le proposte possano nascere dal basso, e che non sia necessario attendere la linea da più o meno credibili interlocutori regionali o nazionali, debbono impegnarsi qui ed ora.

Qui significa intanto nella dimensione locale, a partire dal territorio e dalle comunità che lo caratterizzano, da sempre fertile terreno di coltura di civismo attivo. Un civismo attivo che dovremo saper riconnettere innanzitutto col senso comune. Rovesciando uno stato di cose che rende momentaneamente incompatibile quella forma di civismo, diffuso e trasversale soprattutto all'interno del mondo associazionistico e del volontariato, con le istanze del principale partito del centrosinistra, il Partito Democratico, che oggi è uno strumento largamente insufficiente alle sfide del presente. Ed è tale in ragione di una classe dirigente che ha fallito, tutta quanta, seppur con differenti gradi di responsabilità.

Una classe dirigente che dovrà sapersi rinnovare a tutti i livelli, a partire dall'imminente congresso regionale, non solo nei nomi e nei volti (pur necessario, la distanza profonda dall'esperienza della segreteria di Dario Parrini sarà un requisito fondamentale per recuperare credibilità e provare ad invertire la tendenza che, votassimo domani, ci vedrebbe verosimilmente perdenti anche alla Regione), ma anche e soprattutto nella capacità di tessere rapporti proficui con la società, nella capacità di ricostruire un soggetto radicato sul territorio e rappresentativo; una classe dirigente che dovrà cambiare tutto quel che c'è da cambiare nei metodi, nella gestione del partito, nella scelta degli interlocutori.

A Roma, come a Firenze, e così anche a Pistoia.

Una battaglia che dovrà giocarsi certamente su un diverso modo di intendere il partito, ma che rischia di rimanere enunciazione di principio se non nutrito con proposte che parlino a tutta la sinistra e che sappiano entrare nei problemi veri coi quali i cittadini si misurano quotidianamente. Proposte che parlino a tutti coloro che intendano ingaggiarsi per riportare, a partire dalle Amministrazioni locali, una prospettiva di giustizia sociale che, nei fatti, si traduce in un accrescimento e riorientamento della qualità dei servizi ai cittadini, in particolare per tutti quelli più in difficoltà, provando a rilanciare una prospettiva di mutualismo e senso di comunità, e quei legami di reciproca solidarietà che ne sono la base, che appaiono oggi deboli come non mai. Aggregando tutti coloro che si considerano alternativi alla destra e al qualunquismo, ma anche alla classe dirigente che ha condotto la sinistra alla disfatta, allo smarrimento della propria identità, a vicende di governo che, al netto di alcuni provvedimenti, hanno rappresentato esse stesse presupposti tra i più rilevanti della sconfitta subita. Basti ricordare le politiche di gestione dei flussi migratori sotto la guida del ministro Minniti e la rivendicazione della diminuzione del numero degli sbarchi sulle nostre coste, ottenuto sulla pelle di migliaia di migranti, lasciati in balia delle autorità libiche, come un grande successo; o il colpevolissimo ritardo col quale si sono assunte misure di contrasto all'avanzare dei livelli di povertà relativa ed assoluta.

E' dunque indispensabile indicare alcuni grandi temi sui quali sarà necessario misurarsi in tutti i passaggi, elettorali o congressuali che siano, al fine di rilanciare una prospettiva di sviluppo del territorio, costruendo un profilo programmatico radicalmente alternativo alla destra e che sappia essere maggioranza in città, nella Provincia e nel paese grazie a forti e diffuse alleanze sociali, intellettuali e civiche, ancor prima che politiche.

Il tempo a disposizione per evitare ulteriori e brucianti sconfitte, le ennesime per il centrosinistra ed il PD toscani, è davvero poco. Tra poco più di sei mesi diversi Comuni molto rilevanti, anche nel nostro territorio provinciale, andranno ad elezioni. E nel 2020 sarà la volta della Regione. Anche per questo è scaduto il tempo di enunciazioni di principio generali e generiche, ed urge entrare nel vivo dei problemi e di quei nodi, politici ed amministrativi, sui quali si giocherà la capacità del centrosinistra di tornare a rappresentare credibilmente il proprio popolo.

Proviamo a delineare almeno due o tre grandi temi, a partire dai quali sia possibile aprire una nuova stagione di confronto. Un confronto quanto più possibile largo, ma improntato alla chiarezza.

Lavoro

Una sinistra che voglia dirsi veramente tale, non può che mettere il lavoro al primo posto, abbinandolo, in un binomio inscindibile, al tema dei diritti. Sono quest'ultimi, insieme al contrasto al lavoro nero e ad una battaglia per la sicurezza sui luoghi di lavoro, gli obiettivi che andrebbero perseguiti tramite gli strumenti legislativi. E' necessario prendere atto del fallimento del “Jobs act” e la sensazione è che il cosiddetto “decreto dignità” non rappresenti affatto una soluzione. Per anni si è creduto, sbagliando, come ormai è orientamento prevalente tra i giuslavoristi, che introdurre più flessibilità significasse produrre più occupazione. Non solo non è così, ma una politica del lavoro che pensi che l'occupazione – dimenticando peraltro che è necessario creare “buona” occupazione, senza comprimere i diritti dei lavoratori – la si possa creare per decreto, è una politica da paese in declino. Serve piuttosto un deciso sostegno alla crescita ed investimenti, anche pubblici.

Assetto istituzionale

E' giunta l'ora di superare la visione di una Toscana “tripolare” (Firenze, Pisa, Siena), la cui diretta conseguenza, per quanto riguarda Pistoia, è perseverare sulla presunta strategicità dell'idea di “area metropolitana”. Per quanto rieditata e riaggiornata, si tratta della stessa proposta che la sinistra di governo della Regione formula da diverse decine di anni a questa parte. Pistoia dovrebbe piuttosto ambire a svolgere una funzione propria, alternativa, in un dialogo proficuo, autonomo e da pari, con Prato, con l'area costiera e naturalmente anche con Firenze. Per farlo, però, sarà necessario acquisire un maggiore peso specifico e rilanciare l'obiettivo, ambizioso, di realizzare un grande Comune unico dell'area pistoiese, da Serravalle a Montale, da Quarrata alla montagna. Che non solo porterebbe svariate decine di milioni di euro sul territorio, spendibili in investimenti, ma consentirebbe davvero di uscire dalla percezione da estrema periferia dell'impero che noi stessi, in particolare nel rapporto con l'area pratese e fiorentina, abbiamo contribuito ad affermare.

Politiche ambientali, urbanistiche e della mobilità

Se quanto detto al punto precedente ha un senso, se davvero vogliamo superare la visione di una Toscana “fiorentinocentrica”, l'idea del potenziamento dell'aeroporto di Peretola va superata. Puntando semmai sullo sviluppo di infrastrutture che consentano di potenziare e fluidificare la mobilità interna nell'area della Toscana del nord. E, poiché la sostenibilità ambientale della mobilità non può e non deve essere solo uno slogan buono per i convegni, ma deve diventare perno delle politiche pubbliche ad ogni livello di governo, sarà necessario puntare prioritariamente sulla mobilità pubblica a basso impatto ambientale. Tradotto, significa proseguire nella realizzazione dei soli assi viari avviati, spingere sulla manutenzione dell'esistente, mantenere la previsione strategica per il territorio pistoiese del nuovo casello autostradale a sud-est, ma soprattutto accelerare sul miglioramento del servizio ferroviario, a partire dal raddoppio in atto tra Lucca e Pistoia.

Sul tema dei servizi pubblici locali, i prossimi anni risulteranno decisivi per una serie di partite di grande rilevanza. Sull'acqua sarà necessario dare corso all'esito del referendum del 2011 e procedere alla ripubblicizzazione, dicendo con chiarezza come e in che tempi si intenda procedere. A livello regionale, la prima convenzione, quella riguardante Publiacqua, e dunque i territori di Pistoia, Prato e Firenze, scadrà nel 2021. E' allora che si dovrà procedere con la ripubblicizzazione, per poi estendere tale modello al resto della Regione. Le risorse andranno trovate tramite l'uscita dei Comuni toscani da Toscana Energia, partendo dal presupposto che l'energia è ormai sul mercato libero. Altro tema di grande rilevanza è quello del ciclo dei rifiuti. Intanto il fabbisogno impiantistico va stabilito a livello regionale. Ma per quanto riguarda il nostro territorio è necessario ribadire senza esitazioni la previsione della chiusura di Montale al 2023, prendendo atto al contempo delle difficoltà di realizzazione del termovalorizzatore di Case Passerini. Sarà quindi necessario, a tutti i livelli, per ogni dove, spingere su modelli di raccolta differenziata spinta e porta a porta, che consentano il raggiungimento di livelli di differenziazione più elevati ed omogenei rispetto allo stato attuale. Per quanto ci riguarda, sarà rilevante che anche il Comune capoluogo faccia la propria parte, riprendendo il filo di un ragionamento sulla raccolta differenziata su tutto il territorio che l'Amministrazione di destra pare aver completamente accantonato.

Anche la leva urbanistica dovrà essere utilizzata per mettere in campo politiche ambientali di stampo europeo. Gli strumenti pianificatori dovranno infatti essere sempre più orientati all'azzeramento del consumo di suolo e ad una armonizzazione per territori limitrofi ed omogenei, attraverso l'implementazione di strumenti di coordinamento (PTCP, piani strutturali). Rispetto ad alcuni progetti preesistenti di grande portata – si pensi al recupero dell'area Ceppo a Pistoia – dovremo saper vigilare affinché non vengano stravolte le previsioni già oggetto di accordo di programma, evitando che possano essere percorse scorciatoie speculative (che, peraltro, rischierebbero di riguardare anche il complesso delle Ville Sbertoli).

Riguardo a quest'ultimo tema, e potremmo elencarne molti altri per quanto riguarda il Comune di Pistoia - ma vale la pena, anche solo per titoli, di citare almeno la complessa vicenda urbanistica delle aree ex Breda est e il destino dei servizi educativi -, il PD dovrà saper recuperare un suo protagonismo, oggi sostanzialmente assente al netto della buona volontà di alcuni, nel dibattito politico-amministrativo cittadino. Un passo essenziale per poter essere intanto percepiti, da oggi al 2022, come un'alternativa vera e credibile alla destra. E, per essere credibili, anche gli interpreti, coloro che guideranno il centrosinistra alla “riconquista” del Comune, non potranno essere coloro che ne hanno concausato, con dolo, la sconfitta. E' dunque utile ribadire fin d'ora ciò che dovrebbe essere scontato: e cioè che ex esponenti del PD che abbiano lavorato, più o meno indirettamente, alla vittoria della destra, presentandosi alla guida di liste avversarie al centrosinistra, o promuovendone l'azione, non potranno stare nel PD e nel centrosinistra nemmeno alle prossime Amministrative. Nessun “giacobinismo”, ma la necessità di non presentare ai nostri elettori alcuna forma di ambiguità. Sul piano provinciale, dovremo dimostrarci in grado di saper dialogare proficuamente con le altre forze del centrosinistra, lavorando fin da subito alla costruzione di un quadro programmatico coerente e coinvolgendo le altre forze politiche e tutti i soggetti attivi nel tessuto sociale del nostro territorio, a partire da quelli riconducibili alla galassia della sinistra, nell'elaborazione di proposte politiche e programmatiche all'altezza del tempo difficile che stiamo attraversando e nell'individuazione, senza escludere il ricorso agli strumenti previsti statutariamente, delle migliori candidature possibili. Tutto questo può farlo solo un gruppo dirigente che non sia quello renziano che ha governato fin qui il partito e che rischiamo di veder confermato in un passaggio mordi e fuggi nell'assemblea provinciale del partito; serve invece un gruppo dirigente legittimato da un congresso e, al contempo, da un cantiere ancor più ampio, possibilmente comprensivo di tutta la sinistra di questo territorio, che sappia costruire idee e programmi per il governo del nostro territorio, a tutti i livelli, in tutti i passaggi elettorali prossimi venturi, a partire da quelli amministrativi ormai alle porte.

Questa è una proposta che, attraverso questo documento politico, formulo a tutti coloro che la ritengano utile e adeguata alla gravità della situazione che viviamo. Per rilanciare una prospettiva differente, progressista, per cambiare tutto quel che c'è da cambiare, per darci gli strumenti indispensabili per recuperare il terreno che abbiamo regalato alla destra.

Insomma, sarà necessario mettersi subito al lavoro, declinando la parola “cambiamento” nel suo senso più prossimo al concetto di “rivoluzione”. Affinché il centrosinistra tutto, e quindi anche il PD, torni ad essere vincente, sarà necessario metterla in atto, una piccola rivoluzione. Altrimenti rischiamo che il periodo più buio, fin qui, della storia della sinistra in Italia, diventi soltanto l'inizio della fine. Per questa ragione ci mettiamo in gioco.

Qui ed ora.

* membro della direzione provinciale del Pd

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