Martedì, 05 Giugno 2018 07:57

La “comunità pistoiese” e l'imbarazzante caso dei rom del Brusigliano

di Barbara Beneforti e Roberto Niccolai

Pistoia - L’Amministrazione comunale, per bocca dell’assessora Celesti, ha reso noto l’ennesimo piano di superamento del cosiddetto “campo nomadi” del Brusigliano, precisando che i residenti in quell’area verranno inseriti in abitazioni non meglio definite, da reperire con l’aiuto di vari enti territoriali, e che tutto ciò avverrà grazie a finanziamenti regionali per non gravare in alcun modo “sui fondi destinati alla comunità pistoiese”.

Infatti i rom del Brusigliano – dice l’assessora – non sono più immigrati ma seconde o terze generazioni che possono integrarsi. Bene.

Ma se non sono né immigrati né appartenenti alla “comunità pistoiese”, chi sono questi famosi rom del Brusigliano?

Stiamo parlando di una piccolissima comunità, un pugno di baracche e poco più di cinquanta persone, per la metà bambini, in maggioranza cittadini italiani oppure titolari di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti, nella stragrande maggioranza nati a Pistoia, tutti residenti a Pistoia ormai da generazioni. Da sempre esprimono il desiderio di emanciparsi da quella situazione di degrado, ma chiedono di farlo con la loro collaborazione e nel rispetto delle specificità dei vari nuclei familiari. Non si muovono dal Brusigliano da quasi cinquant’anni dunque nessuno di loro è nomade e pertanto ha poco senso definire quel posto “campo nomadi”.

È poi vero che ci sono dei fondi specifici per l’inclusione socio-abitativa, e ciò perché si tratta di persone appartenenti alla comunità rom, tutelata a livello internazionale per le maggiori difficoltà che gli appartenenti alla suddetta comunità generalmente incontrano per inserirsi nel tessuto sociale. Nonostante queste risorse, le varie Amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi vent’anni, compresa quella precedente all’attuale, non sono mai riuscite a realizzare interventi risolutivi riguardo a quel luogo, fino ad arrivare alla tragica situazione attuale, assai peggiorata dopo lo spostamento successivo alla costruzione del nuovo ospedale.

Ci sono stati molti piani, molte promesse, molti soldi spesi, tante speranze di riscatto per quelle persone andate deluse. Ora salta fuori che, dopo tutti questi anni, la nuova giunta ha la soluzione in tasca: una soluzione che, senza coinvolgimento alcuno dei diretti interessati, parrebbe escludere i rom del Brusigliano dall’accesso agli interventi sociali ordinari previsti per gli altri cittadini pistoiesi, compreso l’accesso agli alloggi di edilizia popolare. Fra l’altro, diversi nuclei familiari del Brusigliano sono da tempo in graduatoria per le case popolari, come tutti gli altri aventi diritto, perché hanno difficoltà abitative e meritano il relativo punteggio.

Negli scorsi anni altri cittadini, prima residenti al Brusigliano, hanno ottenuto l’assegnazione di alloggi Erp senza dar fastidio a nessuno. E perché non dovrebbero? Perché non lavorano? A parte il fatto che diversi invece lavorano, ma anche se così non fosse dovremmo per questo trattarli diversamente da tutti i disoccupati che accedono ai benefici sociali riservati ai cittadini pistoiesi? Dovremmo sfrattare tutti i disoccupati dalle case popolari? No, certo. Allora sarà perché alcuni di loro hanno avuto problemi con la giustizia? Dovremmo per caso sfrattare tutti i pistoiesi pregiudicati che abitano nelle case popolari, compreso chi ci trascorre gli arresti domiciliari o l’affidamento al servizio sociale come pena alternativa alla detenzione? No, certo, se ne hanno diritto. Allora sarà forse perché sono rom? Sarà per questo che questa amministrazione non intende impegnare per loro alcun fondo destinato alla comunità pistoiese? In tal caso sarà bene ricordare che l’Italia è ancora uno stato di diritto: le leggi ordinarie e la Costituzione non consentono di attuare discriminazioni sulla base dell’origine o della cittadinanza. Lo dicono gli articoli 43 e 44 del Decreto legislativo 286/1998 e soprattutto lo dice l’articolo 3 della nostra Costituzione.

Allora ci uniamo, laicamente e con la forza del diritto, alle parole espresse in questi giorni degli operatori di Caritas, chiedendo che queste persone vengano trattate come veri cittadini di Pistoia, semplicemente perché... sono veri cittadini di Pistoia. Essi devono rispettare le leggi e essere perseguiti quando le trasgrediscono, come peraltro è sempre accaduto, ma allo stesso modo devono essere ricompresi come tutti gli altri residenti negli interventi del loro Comune di residenza, devono essere interpellati prima di attuare ogni decisione che li riguardi e devono godere di ogni beneficio previsto per le fasce deboli della popolazione, se possiedono i requisiti per goderne.

Speriamo che questa Amministrazione se ne ricordi e agisca di conseguenza.

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