Sabato, 19 Maggio 2018 16:21

Governo del cambiamento

di Remo Fattorini

Governo del cambiamento. In queste settimane se ne parla molto.

Ne parlano soprattutto i protagonisti, esponenti della Lega e del M5S, impegnati nel tentativo di dar vita, appunto, ad un governo che segni una svolta. L’argomento suscita un diffuso interesse non solo tra i leader politici, ma anche tra gli opinionisti, giornalisti, professori, conduttori e persino tra i cittadini.

Niente di male dunque, se anch’io provo a dire la mia.

Dar vita ad un governo del cambiamento non è un’impresa facile-facile. Non lo è per l’inesperienza dei protagonisti; non lo è per le diversità tra la Lega e il M5S; non lo è per le promesse impegnative annunciate nel corso della campagna elettorale. Dare gambe al cambiamento è difficile, sempre e ovunque, tanto più da noi dove si promette con troppa facilità, senza preoccuparsi più di tanto della fattibilità. Cambiare diventa poi ancora più complicato se l’impresa si scontra con un clima che oscilla tra un generale scetticismo e una diffusa ostilità da parte di tutti i poteri, economici, lobbistici e mediatici.

L’impresa richiede dunque un surplus di determinazione, un po’ più di tempo a disposizione, la scelta di percorsi e procedure innovative, un uso misurato delle promesse. Se vogliono evitare di partorire l’ennesima delusione devono coltivare con grande attenzione la speranza, concentrandosi sulle vere priorità, verificandone la fattibilità, curandone i dettagli, praticando uno stile sobrio e un uso misurato delle parole.

In attesa di conoscere i contenuti veri dell’annunciato contratto di governo, da persona interessata al cambiamento, mi auguro che tra le priorità trovino un particolare rilievo quelle che per me sono le due vere emergenze di questo Paese: la crescita delle diseguaglianze e la distruzione ambientale.

Se Lega e M5S vogliono realizzare davvero il cambiamento annunciato devono partire da qui, concentrando impegno, energie e risorse su questi obiettivi, con interventi urgenti e profonde correzioni di rotta. Si tratta di due temi strettamente collegati tra loro: da una parte c’è chi degrada l’ambiente perché troppo povero per farsene carico, avendo altre necessità e sensibilità; dall’altra c’è chi invece contribuisce a degradare l’ambiente per motivi opposti, perché troppo ricco e troppo benestante, tanto da non essere disponibile a qualsiasi rinuncia, né a modificare i propri stili di vita. Riequilibrare la distribuzione della ricchezza, superando gli attuali e più che documentati eccessi, diventa quindi una condizione indispensabile per avviare qualsiasi cambiamento che dir si voglia.

Non si sfugge: è da qui che bisogna partire.

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