Domenica, 13 Maggio 2018 18:52

Sull'essere liberi e indipendenti: in memoria di Sergio Salabelle

di Pietro De Caria*

Premesso che i librai, quelli veri, quelli indipendenti, non sono commercianti, come certi giornali locali hanno denominato un grande uomo, un libraio vero, appunto, che ci ha lasciato, che ha lasciato un vuoto che solo chi non ha il vuoto dentro avvertirà.

Premesso che quando chiude una libreria e al suo posto appare un fast food o simili, dovrebbe essere lutto cittadino, perché una parte importante dell'anima della città, muore.

E' come se venisse amputato un arto, la città continua a camminare, magari zoppicando, magari con l'ausilio di una protesi, questa volta utile davvero, e non come quelle che sostano davanti agli occhi o le orecchie o sotto le dita dei passanti, chiusi nelle loro gabbie virtuali, prigionieri dell'apparire, dell'esserci, dimentichi dell'essere proprio e altrui.

Premesso tutto questo e quanto altro che chi legge vorrà aggiungere, vorremmo invitare chiunque a riflettere sulle parole cultura, libertà, libri e indipendenza. Davvero noi librai siamo liberi e indipendenti? No, non lo siamo: la legge del mercato, il denaro, il profitto sono i nostri padroni. Io per primo, che ormai venti anni fa ho cominciato a svolgere questo mestiere a Pistoia, ho imparato a venire a patti con il diavolo, a offrire ciò che il mercato mi chiedeva e mi imponeva, ho imparato a fare caffè e cocktails, a vendere i libri di Bruno Vespa e del vincitore di Masterchef. Tra mojiti, cynar, Fabio Volo e Bruno Vespa, i libri, quelli veri, stanno scomparendo dagli scaffali, dai miei scaffali e ahime' dalla memoria di questo paese ormai alla deriva. Una deriva inarrestabile, accelerata da eventi drammatici come quello appena accaduto.

La Libreria del Globo, o meglio “La Libreria del Globo Bar Caffetteria”, il giorno dei funerali di Sergio sarà chiusa, per onorare la memoria di un uomo che vendeva libri, quelli veri, quelli che costruiscono la storia e l'identità di un paese. Noi altri, che spesso e volentieri ci riempiamo la bocca del termine “libraio indipendente” dovremmo chinare la testa e riflettere mille volte prima di definirsi tali. Vendiamo quello che la gente ci chiede e ce lo chiedono sempre meno, il mercato è spietato. Arrivederci all'unico libraio indipendente di Pistoia, capace di conservare la sua missione di divulgatore di sapere e cultura a dispetto del dio denaro.

Se domani (lunedi'), giorno di chiusura, non venderemo qualche bestsellers forse rendiamo un servigio a questo società sempre più malata e ignorante. Sergio ed io, l'acqua santa e il diavolo, lui che ci credeva e io che lo invidiavo con gli occhi dell'ammirazione. Io con un vassoio di cappuccini mentre batto in casso l'ultimo libro di Paolo Fox e lui che riempie le sue buste di Proust, Pavese o giovani autori emergenti. Su due sponde diverse, sempre, di un fiume pericoloso e agitato che deve trovare il suo equilibrio tra mercato e servizio culturale ci guardavamo da lontano ridendo uno dell'altro scherzando, scherzando sempre.

Solo su una cosa non scherzavamo mai: i libri, la qualità, la bellezza. Nasciamo tutti liberi e indipendenti, Sergio lo era di più, o semplicemente Sergio lo era. In queste ore di dolore poi, possiamo anche ad arrivare ad apprezzare il nostro microcosmo e l'ambiente professionale pistoiese che vanta una ricchezza di humus e fondamentali pezzi di merda che ci accorgiamo essere utili a concimare un campo dove fiori rari e preziosi come Sergio, Elena e la loro libreria possono nascere e ne traggono forza vitale.

Un campo non coltivato e fertilizzato produce poco, un grazie di cuore allora a tutti coloro che in questi anni hanno concimato Pistoia e la loro “cultura” con il loro essere, con il loro modo di lavorare, con il loro essere pezzi di mota. E siccome io, sono considerato il re dei pezzi di merda, domani (lunedì) tengo chiuso per farmi pubblicità gratis avendo anche il culo che il funerale sia proprio oggi di lunedì.

Ciao amico mio, ciao collega, ciao libraio indipendente, adesso ti aspettano i Dialoghi con Dio, a noi restano ancora quelli con l'uomo, anzi, neppure quelli.

Firmato il tuo “Incapace Collega” Pietro

* libraio della Libreria Il Globo

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