Venerdì, 27 Aprile 2018 14:33

Alfie, quando la Giustizia nega il diritto alla speranza

Alfie Evans Alfie Evans

di Alberto Vivarelli

Lo hanno ucciso, la Giustizia inglese si è assunta la responsabilità di togliere la vita ad un bambino.

Una decisione disumana che in uno Stato di diritto non dovrebbe mai – dico mai – essere presa.

La morte del piccolo Alfie, mette in discussione i fondamentali di quella che è sempre stata considerata la culla della democrazia, un Paese talmente democratico da non aver bisogno nemmeno di una Carta costituzionale scritta.

Prego i lettori di perdonare la crudezza, ma il dolore per la morte del piccolo Alfie non permette spazi di comprensione. In queste settimane, Alfie è stato nostro figlio, nostro nipote.

Uno Stato di diritto dovrebbe “offrire”, non “togliere”, sui temi etici uno Stato di diritto dovrebbe dare la possibilità di scelta ai suoi cittadini, non agire d’imperio. E quando si parla di temi sensibili, come la scelta tra la vita e la morte, nessun Stato dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere per altri, né un medico né un giudice.

Mai.

Alfie è stato ucciso con spietatezza, perché ai suoi genitori è stata negata perfino la speranza.

I medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, avevano chiesto l’intervento dei giudici dell'Alta Corte di Giustizia di Fleet Street per decidere, contro la volontà dei genitori di interrompere le cure del piccolo Alfie. Per i medici continuare il trattamento era “scorretto e inumano” poiché da maggio del 2016, anno in cui è nato, il bambino aveva vissuto in uno "stato semi-vegetativo" e soffriva di condizioni neurologiche degenerative.

Medici e giudici inglesi hanno ignorato la disponibilità offerta dal Bambin Gesù di Roma, e la cittadinanza italiana concessa rapidamente al piccolo dal Governo italiano, è stata considerata carta straccia.

Sarebbe morto lo stesso? Forse sì, ma quando alla fine del tunnel si intravede una piccola luce, tutti hanno il diritto di poterla raggiungere: medici e giudici - lo Stato - non possono sostituirsi ai genitori, non possono soffocare la fiammella della speranza perché spesso è quella che ti tiene in vita. Lo Stato, al contrario, deve accompagnare la famiglia verso la luce.

La vita e la morte, un dilemma quasi ancestrale. Personalmente ritengo che ognuno di noi abbia il diritto di decidere quando scendere dalla giostra e uno Stato democratico e laico deve garantire questo diritto; un Parlamento deve assicurare le diverse opzioni, deve offrire al cittadino la possibilità di scelta, altrimenti la democrazia diventa zoppa. Certo, quando c’è di mezzo un minore, la questione diventa complicata: chi ha diritto di decidere se staccare le macchine o proseguire? Un giudice? Un medico? I genitori esercitando la patria podestà?

Non lo so, lo dico con sincerità, ma nel caso inglese la questione era di una semplicità perfino banale: si doveva consentire il trasferimento di Alfie in Italia. Dov’era la complicazione? O forse l’orgoglio inglese non lo poteva permettere?

A Liverpool, medicina, giustizia e politica sono entrati con violenza nella vita privata di una famiglia e non hanno offerto la possibilità di decidere il futuro del loro figlio.

Lo hanno fatto con crudeltà.

Di questa “democrazia” ne facciamo volentieri a meno.

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