Martedì, 01 Maggio 2018 14:29

Perché parteciperemo anche noi al 1° maggio

Giulio Grossi Giulio Grossi

di Giulio Grossi*

Ci sarà anche Confindustria Toscana Nord alle celebrazioni del 1° maggio organizzate dai sindacati pratesi e nazionali: parteciperò io personalmente assieme al collega del Consiglio di presidenza Francesco Marini.

Il nostro “sì” all’invito che ci è stato cortesemente rivolto è dettato soprattutto dal tema delle celebrazioni di questo 1° maggio. Promuovere la sicurezza e la salute dei lavoratori è anche un nostro obiettivo: ce lo impongono la coscienza, il senso di vicinanza ai nostri collaboratori e una visione dell’economia che non dimentica mai il valore prioritario delle persone, pur dovendo fare i conti con una concorrenza che non sempre condivide questi valori.

L’associazione e la sua società di servizi Saperi hanno avuto nel 2017 ben 2000 partecipazioni ai corsi sulla sicurezza; e non è un’eccezione ma un dato pressoché costante nel tempo, che si accompagna a servizi informativi e di consulenza. La decisione dei sindacati di scegliere Prato come luogo-simbolo per parlare di sicurezza è nata, hanno dichiarato gli organizzatori, proprio dal forte impegno della città su questo tema; ma di certo è stata anche condizionata dai gravi incidenti avvenuti negli ultimi anni.

I dati ci dicono che a Prato c’è una stretta correlazione fra il tema della sicurezza e quello della legalità, con le gravi irregolarità che investono soprattutto, anche se non esclusivamente, le imprese cinesi. Se non si risolverà il secondo problema non si verrà mai a capo del primo.

Al netto degli episodi clamorosi di via Toscana e della Tignamica i numeri degli infortuni e delle malattie professionali ci danno un’immagine del sistema produttivo pratese che non ha motivo di destare allarmi eccezionali: anzi, il confronto con realtà analoghe fanno dire che le iniziative di sensibilizzazione, la formazione e gli investimenti fatti in anni e decenni hanno portato buoni frutti.

Sia chiaro: anche se ci fosse un solo infortunio, questo sarebbe di troppo. Dobbiamo tutti impegnarci a fondo per migliorare sempre, senza abbassare mai la guardia. Ma se sui 17 decessi sui luoghi di lavoro avvenuti dal 2012 al 2017 ben 10 riguardano cittadini cinesi in imprese cinesi (ai morti nei roghi della Teresa Mode e della vallata se ne aggiunge un altro avvenuto a causa di un impianto elettrico), non si può pensare che si tratti di un caso: ormai, finalmente, non lo crede più nessuno. Le istituzioni, dalla Prefettura alle amministrazioni regionale e comunali fino alla ASL, alle forze dell’ordine e agli enti di vigilanza e controllo, hanno in corso iniziative meritorie, che spesso coinvolgono direttamente anche le parti sociali – con Confindustria Toscana Nord sempre presente e attiva - in accordi e tavoli comuni sulla legalità e la sicurezza. I risultati non sono rapidi e incisivi come vorremmo ma è anche vero che l’estensione del problema non consente evidentemente azioni risolutive in tempi brevi.

Qualche settimana fa in un’intervista televisiva incentrata su tutt’altro tema (l’introduzione del welfare in un’impresa pratese) è stato chiesto a un operaio un commento anche sugli accordi aziendali in tema di sicurezza: bene, ha detto, perché più di tutto è importante che la sera si torni sani a casa. Non saprei dirlo meglio: che i lavoratori arrivino sani a casa è l’obiettivo fondamentale, che deve mantenere vivi la vigilanza delle istituzioni, il senso di responsabilità delle aziende e la diligenza dei lavoratori stessi.

*presidente di Confindustria Toscana Nord


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