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La verità sull’esito del voto a Pistoia

di Alessandro Giovannelli

Pistoia - Per il PD è necessario ripartire, e farlo rapidamente.

Il problema è che, dopo la sonora sconfitta elettorale che, come vedremo più avanti, ha assunto proporzioni senza precedenti anche sul territorio pistoiese, il partito va ricostruito da capo. Non si tratta soltanto di correggere la rotta. Bisogna segnare una discontinuità profonda con ciò che il PD è stato – ed ha rappresentato – fin qui. Per ricostruirlo occorre un lavoro di lunga lena, evitare congressi affrettati e rilanciare l'azione politica del PD e del centrosinistra a partire dal territorio e dalle energie vitali che ci sono ma che, semplicemente, non siamo più in grado, ormai da anni, di intercettare.

Prima di tutto, però, c'è una cosa assolutamente necessaria da fare: dire la verità, fino in fondo, su quanto accaduto alle elezioni. Un'analisi del voto sincera, spietata, priva di qualsivoglia forma di autoindulgenza. A tutti i livelli. Una discussione – quella sul voto, sulle ragioni della disfatta e sulle ricette per tornare a proporci come credibile forza di governo - che deve necessariamente precedere quella sugli assetti istituzionali, evitando che il tema di un sostegno ad un eventuale governo del Movimento 5 Stelle monopolizzi il confronto interno, a partire dalla direzione nazionale di lunedì. Semplicemente perché il tema del governo, allo stato attuale delle cose, non esiste, e sarà necessario attendere l'iniziativa del Presidente della Repubblica, evitando intanto di condizionarne le scelte.

Anche a Pistoia è necessario dire la verità. E, leggendo i giornali di oggi, mi pare siamo partiti col piede sbagliato.

A Pistoia abbiamo straperso. Si diffidi di chi dice il contrario sulla base di chissà quali dati.

Vediamoli i numeri. E proviamo anche a fare alcuni confronti con la tornata elettorale amministrativa dello scorso giugno. Un raffronto difficile per le differenze evidenti che intercorrono tra i due sistemi elettorali, ma possibile per la similarità del perimetro delle principali coalizioni in campo. Ovviamente, il riferimento è il primo turno delle amministrative.

Partiamo dall'affluenza.
Alle politiche del 2018, nel Comune di Pistoia, ha votato quasi il 77% degli aventi diritto e i voti validi sono stati 52.492.
Alle comunali del 2017, l'affluenza fu del 55,6% e i voti validi 39.097.
Una differenza di oltre il 20% e di quasi 13.500 voti. Fin qui nessuna sorpresa: soltanto le politiche generano una mobilitazione diffusa dell'elettorato.

La coalizione di centrosinistra, alle recentissime elezioni per la Camera dei Deputati, ha raccolto 17.771 voti alle liste, pari al 35,26% dei consensi. Prevalendo di un soffio sul centrodestra, fermatosi a 16.741 voti, pari al 33,22%. Appena 1.000 voti di scarto.

Che cosa era accaduto, nove mesi fa, alle elezioni comunali?

Le liste collegate alla candidatura a sindaco di Samuele Bertinelli - il centrosinistra meno le liste a sostegno di Roberto Bartoli - avevano raccolto una percentuale di voti pari al 40,7% dei consensi.

Dunque: 40,7% alle amministrative 2017, a fronte di un 35,3% alle politiche 2018.

A quel 40,7%, se la pietra di paragone sono le politiche del 4 marzo, andrebbe aggiunta una parte considerevole dei voti delle liste che hanno appoggiato Roberto Bartoli, verosimilmente ricaduti in misura maggioritaria nel perimetro del centrosinistra.

In termini assoluti si è passati dai 14.900 voti alle comunali ai 17.771 all'elezione della Camera dei Deputati, una variazione dovuta in parte alla minore affluenza dello scorso giugno, ed in parte, come già accennato, al risultato ottenuto da Roberto Bartoli che, nove mesi fa, ha corso contro il Partito Democratico, sottraendogli una fetta di consenso. Basterebbe aggiungere quei voti per superare, perfino in termini assoluti, i numeri ottenuti alle politiche.

Ma andiamo avanti. Alle comunali, al primo turno, le liste a sostegno di Samuele Bertinelli presero ben 5.500 voti in più di quelle di centrodestra. Eppure il centrodestra era più o meno il solito che si è presentato alle politiche, composto da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. C'era anche una lista civica che compensava abbondantemente l'assenza di Noi con l'Italia.

Il centrodestra è passato dal 25,8% alle amministrative al 33,2% alle politiche. I voti, da 9.431 di giugno a 16.741 di pochi giorni fa.

Addirittura, il Movimento 5 Stelle è passato dall'8,9% delle comunali al 22,4% alle politiche. In termini assoluti da 3.256 preferenze nel giugno scorso, alle 11.299 di oggi. Per riassumere: i grillini hanno praticamente triplicato i propri voti in appena nove mesi!

E' ingannevole verso chi voglia farsi un'idea di quanto accaduto, ricordare l'aumento del numero dei voti assoluti del solo PD tra le due tornate elettorali. Per la semplice ragione che, alle amministrative, eravamo parte di una coalizione di 9 liste e con una forte concorrenza a sinistra (le liste collegate a Bartoli, Barontini e Lombardi, tutte insieme, totalizzavano quasi il 15%); alle politiche le liste erano solo 4 e con una concorrenza a sinistra molto più blanda (il 4,5% di LeU, l'1,6% di PaP, e poco altro).

Entriamo più a fondo nell'analisi dei dati delle politiche. La concomitanza delle elezioni per la Camera dei Deputati e per il Senato consente di ipotizzare, anche se in maniera approssimativa e a grandi linee, l'andamento del voto nella fascia di età tra i 18 e i 25 anni. Ciò che emerge è che tra i più giovani, anche a Pistoia, veniamo dopo il centrodestra e il Movimento 5 Stelle. Un dato in linea con quello nazionale che, come ci racconta uno studio sui segmenti elettorali di SWG, registra un PD, tra i neo-elettori, la classe del '99, al 12%: quarto partito dietro a M5S (47%), Lega (19%) e perfino a Forza Italia (13%).

Di questo dovremmo ragionare. Come dovremmo riflettere su quanto emerso da un altro studio autorevole, in questo caso effettuato dal CISE-LUISS, dal titolo, eloquente, “il ritorno del voto di classe”. La tesi è che quest'ultima tornata elettorale, ed in particolare il voto al PD, presenta, appunto, riconoscibili connotazioni “di classe”: la propensione al voto per il Partito Democratico decresce progressivamente dalla classe medio-alta, la più propensa, alla classe operaia, tra tutte la meno propensa a votare PD.

Questo significa che siamo drammaticamente venuti meno alla nostra missione: quella di rappresentare gli ultimi, i più fragili. E che siamo diventati – o, almeno, così ci siamo fatti percepire – il partito delle élite.

Spero sia su questo che vorremo confrontarci nelle settimane a venire. A questo dibattito non mancherò di fornire il mio contributo, convinto, come sono, che un Partito Democratico più attento ai bisogni delle persone, radicato nel territorio e nella società, meno verticistico, insomma, un PD più di sinistra, e che non consideri la parola “sinistra” un tabù, possa ancora essere utile al Paese.

E' delle risposte da dare al Paese che dovremmo discutere. Partendo dal presupposto che quelle date fin qui, compresi i risultati di governo che tutti insieme abbiamo rivendicato in campagna elettorale e che tuttora rivendichiamo con orgoglio, sono state considerate insufficienti. Evitando diversivi, come quello di tirare in ballo un'Amministrazione che non è più in carica da nove mesi, o di riproporre in differita fantasiose quanto improbabili ricostruzioni dell'esito della tornata elettorale comunale.

Pensiamo piuttosto a dare una prospettiva diversa a Pistoia e a costruire un'alternativa credibile alla destra al governo della città.

Pensiamo piuttosto all'oggi. Ed evitiamo di dare una lettura mistificatoria dei dati. Evitiamo di minimizzare la peggior sconfitta della nostra storia. Evitiamo di giocare a Risiko con gli schieramenti in Consiglio comunale, dando la sensazione che sia anche soltanto immaginabile contribuire attivamente alla sconfitta elettorale del Partito Democratico per rientrarvi, come nulla fosse accaduto, appena qualche mese dopo.

 

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