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No all'ulteriore cementificazione del viale Adua, il liceo artistico nell'ex Ceppo

L'area dell'ex ospedale del Ceppo L'area dell'ex ospedale del Ceppo

di Fabrizio Geri*

Pistoia - Come rappresentante di una forza politica ambientalista, intervengo sulla questione della nuova sede del liceo artistico.

Questione capitale, che si lega tuttavia alla paventata cementificazione dell’ultimo fazzoletto verde di viale Adua, al di là della stazione di Pistoia Ovest, uno tra i posti più improbabili per ospitare il nuovo istituto.

Il luogo è quello compreso tra l’istituto tecnico Fedi e l’istituto per geometri,l’unico spazio verde di viale Adua sopravvissuto agli appetiti dei palazzinari nostrani. Anni fa venne difeso anche dal comitato civico “Protesta in festa”, che opportunamente chiedeva venisse attrezzato secondo i canoni del verde urbano.

Durante la giunta Berti, quella della cementificazione selvaggia e scriteriata, l’allora opposizione fece quadrato per impedire che la zona di viale Adua venisse definita, dal punto di vista urbanistico, “critica”, cioè suscettibile di ulteriore espansione. Noi dell’opposizione pretendevamo responsabilmente, vista anche la congestione viaria del viale, che venisse definita per quello che è: “satura”, precludendo così ogni ipotesi di nuovo mattone.

In questa battaglia di buon senso c’era tutta l’attuale giunta comunale, allora forza di opposizione. C’era pure il solitamente loquace Giampaolo Pagliai, di cui sarei lieto di sentire la voce in questo (un po’ troppo) timido dibattito sulla realizzazione della nuova sede scolastica, che – specifico per evitare fraintendimenti – ritengo doverosa.

Conosco le logiche perverse della politica, quelle per cui “bisogna fare presto, perché i fondi europei arrivano se si presenta subito un progetto esecutivo”. E quindi “se vogliamo la nuova scuola non abbiamo alternativa”.

Invece l’alternativa esiste: realizzare la scuola nell’area ex Ceppo, consolidando quel luogo come “facitore di città” e rendendo magari un po’ di agognato ossigeno ai bottegai, tuttavia silenziosi quando le funzioni del centro storico venivano spostate in periferia. Nell’area ex Ceppo, inoltre, una specie di piccola cittadella dello studio, eventualmente sommatoria di più istituti, avrebbe un suo perché.

Ristrutturare e riconvertire, però, aumenta la complessità, inoltre interloquire con Asl (proprietario immobili) e Regione può far sì che le cose vadano al rilento e il finanziamento perduto. Al contrario, in un’area libera come quella in viale Adua è più facile costruire.

Ma la politica deve farsi carico della complessità: cercare sempre l’espediente, la scorciatoia o la furbizia porta inevitabilmente a errori irreversibili e a forti incoerenze. Nel nostro caso è stato scelto di non realizzare il prolungamento di via Salvo D’Acquisto, che avrebbe alleggerito il traffico, quindi un nuovo istituto in viale Adua risulta del tutto assurdo.

Spero dunque che la giunta Tomasi respinga fermamente l’ipotesi di cementificare l’ultimo spazio verde di suddetto viale , sollecitata dal presidente della provincia Vanni e quindi dal Partito Democratico, e che a Pistoia non si facciano prove tecniche di larghe intese.

* Verdi Pistoia

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