Mercoledì, 04 Ottobre 2017 06:26

Artigianato ed economia pistoiese, una lunga crisi che impone nuove strategie

di Alessio Colomeiciuc*

L’interessante articolo di recente pubblicato su Reportpistoia dal Segretario di Confartigianato Alessandro Pellegrini offre lo spunto per alcune riflessioni sulla situazione nella quale da tempo si trova il territorio pistoiese, con particolare riguardo al mondo delle imprese artigiane ed al settore del credito.

In effetti, se si guarda al sistema economico, è senz’altro vero che “gli anni che abbiamo alle spalle – dal 2008 ad oggi – sono stati molto duri” per imprenditori, lavoratori ed associazioni di categoria, soprattutto dell’artigianato, avendo “la crisi ... costretto molte aziende artigiane a chiudere i battenti”.

Ma proprio di questa “durezza” è necessario, al presente, avere piena consapevolezza, onde evitare il rischio di scambiare, nel tempo, una “rondine” (di ripresa), con una “primavera” (di sostenibile sviluppo), che in realtà potremmo non rivedere per un tempo indefinito.

In altre e più semplici parole, se vogliamo oggi comprendere dove si trova realmente il territorio pistoiese da un punto di vista economico (e non solo), dobbiamo sforzarci di adottare una visione “lunga” delle cose, che consenta di analizzare ogni volta i dati contingenti inserendoli in un contesto (anzitutto temporale) più ampio e complesso, in grado di conferire loro un senso all’interno delle trasformazioni davvero epocali che, da molti anni, stanno cambiando il nostro modo di pensare, produrre e persino vivere.

Soltanto adottando un siffatto punto di vista sarà possibile valutare anche la situazione particolare in cui si trovano le nostre imprese artigiane nel loro essenziale rapporto con il credito, a distanza di circa dieci anni dall’avvio della più lunga e drammatica recessione del secondo dopoguerra.

Alcuni dati, senza pretese di completezza od organicità, possono aiutare a comprendere il punto di vista che da tempo vengo proponendo.

Alla fine del 2007, nel territorio della Provincia di Pistoia risultavano registrate 11.019 aziende artigiane (di cui 10.978 attive).

Queste aziende erano inserite in un più ampio sistema formato da 34.363 imprese (di cui 29.767 attive), nel quale operavano, fra gli altri, due distretti industriali (mobile e calzature) ed un esteso distretto vivaistico, una grande azienda di stato (Ansaldo Breda), sette banche di credito cooperativo, una potente Cassa di Risparmio, altre importanti banche (MPS, Banca Etruria, Cassa San Miniato, ecc..), una Camera di Commercio e tutte le principali Associazioni di categoria.

Il valore delle esportazioni che questo sistema effettuava superava complessivamente 1.660.000.000 euro.

Il tasso di occupazione era pari al 65%, mentre quello di disoccupazione era pari al 4,5 %

Le banche presenti sul territorio presentavano un rapporto sofferenze/impieghi pari al 3,8, %, mentre i fallimenti dichiarati erano 46.

A distanza di dieci anni, che cosa è rimasto di questo rassicurante contesto ? vediamolo brevemente, partendo dalle aziende.

All’inizio del 2016, la Camera di commercio di Pistoia registrava 32.832 aziende, con un saldo di periodo (2007-2015) negativo per oltre 1.500 unità.

Alla stessa data i distretti manifatturieri risultavano sostanzialmente “terremotati”, con il calzaturiero di Lamporecchio che aveva perso il 33% di imprese ed il 40% di addetti ed il mobile di Quarrata oltre il 30 % di imprese ed addetti, con in più una impressionante progressione della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) passata, nel periodo 2009-2014, dalle 76mila ore autorizzate alle 417mila.

Il distretto rurale, con il vivaismo, per la prima volta dalla sua costituzione registrava la crisi di importanti imprese ed inediti processi di ristrutturazione, con riduzione del numero di imprese attive e significativi processi di aggregazione.

Ansaldo Breda è passata sotto il controllo di una grande multinazionale (il gruppo giapponese Hitachi) che “pensa” e “parla” in termini internazionali, quindi difficili da praticare per chi non ha fino in fondo compreso le nuove dinamiche della competizione internazionale.

Le esportazioni (aspetto chiave di ogni economia, rappresentando la parte di ricchezza proveniente dall’estero e le conseguenti relazioni commerciali intrattenute da un territorio con paesi esteri) sono scese, al 31 dicembre 2015, ad 1.283.000.000 euro, con una diminuzione di circa il 20% rispetto al 2007.

Per quanto, invece, riguarda le principali istituzioni pubbliche e private locali, eccettuati i Comuni e la Fondazione CARIPT, tutte sono state interessate da inediti quanto drastici processi di concentrazione e riduzione di risorse (Provincia, Camera di Commercio, Assindustria, Confcommercio, CNA, CISL, Banche di Credito cooperativo, Cassa di Risparmio, ecc.).

Il tasso di occupazione (al 2015) è sceso al 64,1%, mentre quello di disoccupazione, al 31.12.2016, è più che raddoppiato, salendo al vertiginoso 10,3.

I fallimenti dichiarati alla stessa data sono stati 82 (il doppio del 2006).

L’intero sistema del credito, letteralmente travolto dalla esplosione delle sofferenze (salite al 15,8% nel rapporto con gli impieghi), è risultato infine sottoposto:

- da un lato, ad un processo di drastica ristrutturazione interna, che al presente vede la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia passare sotto l’esclusivo controllo di Intesasanpaolo, le BCC della Montagna Pistoiese e di Masiano incorporate da BCC Vignole, BCC Pistoia incorporata da Chianti Banca, Vibanca e BCC Valdinievole vicine alla fusione, MPS passato sotto il controllo statale, Banca Etruria ceduta ad UBI, Carismi in via di acquisizione da parte del gigante francese Crédit Agricole);

- dall’altro, ad una inedita e difficile sfida competitiva, che le banche, anche locali, devono affrontare strette in una micidiale morsa di bassi tassi di interesse, elevato costo del credito, rigidità dei costi di struttura e di compliance e crescenti sfide tecnologiche, il tutto in un contesto di perdurante inadeguata patrimonializzazione.

In pratica, quello trasmessoci dal territorio pistoiese è un vero e proprio “bollettino di guerra”, che non sembra ancora trovare un “fronte di resistenza” intelligente, coeso e determinato.

In particolare, negli anni in esame, che ne è stato dell’artigianato caratteristico della nostra regione, composto da piccole o piccolissime imprese, con fatturati modesti e mercati di riferimento di ambito prevalentemente locale/regionale ?

Il Segretario di Confartigianato ricorda, giustamente, come la “crisi economica” abbia “costretto molte aziende artigiane a chiudere i battenti”, per cui “il solo fatto di essere - oggi – ancora sul mercato e domandare finanza per sostenere la produzione ed anche qualche piccolo investimento è di per se già un fattore estremamente positivo.

Ebbene, nell’ottica della consapevolezza evocata all’inizio, vediamolo bene questo specifico effetto della crisi proprio sull’artigianato, per valutarne appieno il carattere drammatico.

In Toscana dal 2009 al 2014, sono scomparse ben 9.352 imprese artigiane (-7,9%) (decremento, a livello nazionale, -6,4 per cento).

In totale, si sono persi in Toscana (fra il 2010 ed il 2014) oltre 12.600 addetti, con oscillazioni marcate fra settori e aree (particolarmente colpita soprattutto l’edilizia - 17,9%).

Preoccupante l’elevata età media dei titolari di aziende artigiane: quelli appartenenti alle fasce più giovani sono diminuiti di un quarto fra il 2009 e il 2013.

A Pistoia la contrazione è stata, nello stesso periodo, di circa il 9% (- 2.201 addetti); per cogliere il carattere sismico della crisi, a Lucca la contrazione è stata del 13%, a Prato addirittura del 15%, e non sembra ancora finita.

La riduzione dei finanziamenti alle imprese artigiane è stata, a livello regionale, del 12,6 per cento (oltre 600 milioni di euro), riguardando tutte le tipologie di finanziamenti e generando una vera e propria stretta creditizia, di cui non si aveva memoria.

Conclusivamente.

Se ai dati sopra esposti si aggiungono quelli che attestano, anche a Pistoia, la ridotta dimensione delle imprese, la loro debole internazionalizzazione, la riduzione della base produttiva ed occupazionale, quello che ci ha lasciato la lunga recessione è, per usare le efficaci parole dell’IRPET, “non solo un motore più piccolo, ma anche meno performante del passato”.

Se, poi, aggiungiamo un impressionante processo di invecchiamento (con un indice di vecchiaia passato, fra il 2006 ed il 2016 da 182,4 a 192,4, per cui a Pistoia per ogni ragazzo in età fra 0 e 14 anni oggi ci sono 2 persone con oltre 65 anni) ed un non meno impressionante processo di accumulo del risparmio (con i depositi bancari passati da 2.995.146.000 euro del 2006 a 5.364.439.000 euro del 2015), testimonianza di una antica e virtuosa parsimonia, ma anche di una crescente incertezza, anzi di un vero e proprio timore del futuro, allora non possono esserci più dubbi: la ‘tempesta perfetta’ è arrivata e noi ci siamo in mezzo !

Che fare, dunque ?

Dobbiamo anzitutto scegliere con coraggio una direzione di marcia, che consenta di creare nuove opportunità imprenditoriali, di agevolare il ripensamento-rafforzamento dei tradizionali distretti manifatturieri (oggi assistiti da una dinamica Confindustria Toscana Nord e dalle riorganizzate CNA e Confartigianato), di promuovere l’innovazione tecnologica e la 4 rivoluzione industriale, di favorire la crescita di un terziario avanzato con al centro il trinomio cultura-turismo-commercio.

Una inedita direzione, che renda possibile delineare nuovi distretti produttivi (ad es. agroalimentare, prodotti per la casa) e formare il miglior capitale umano in stretto rapporto fra imprese e scuole, in una crescente relazione/collaborazione con i sistemi economici ed istituzionali di Prato, Lucca e delle altre Province toscane che condividono con Pistoia problemi e prospettive.

Dobbiamo, in particolare, rafforzare la capacità del nostro sistema economico locale (assieme a quello dell’intera Alta Toscana) di attivare investimenti e stimolare il processo di accumulazione di macchinari, in modo da rinnovare ed aumentare il capitale fisico.

Dobbiamo, infine, migliorare la capacità del nostro sistema di inserire le persone all’interno del processo di produzione, in modo da introdurre nuovo capitale umano.

Come segnala l’IRPET, i due capitali - quello materiale e quello umano- sono il vero ed unico veicolo per incorporare progresso tecnico all’interno dell’economia e per evitare che il differenziale di crescita fra i territori del nord Italia e quelli del centro-sud diventi, in pochi anni, incolmabile.

Soltanto adottando e attuando comportamenti coerenti e condivisi, anche a livello politico-istituzionale, si potranno interpretare i segni di ripresa (le “rondini”) senza rischiare fraintendimenti; soltanto con una nuova mentalità e cultura imprenditoriale si potranno riprendere i fili di una relazione con un sistema bancario che, dopo la impietosa stagione delle sofferenze e delle ristrutturazioni, va lentamente riprendendo la propria essenziale funzione, peraltro imponendo alle imprese (anche medie e piccole) requisiti di redditività, patrimonializzazione, governance e trasparenza, in una parola di merito creditizio, in linea con quegli standard europei il cui rispetto può assicurarci di rimanere collegati ai territori più forti e civili d’Europa.

* Presidente Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia

 

 

questo articolo è stato offerto da:


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.