Lunedì, 02 Ottobre 2017 20:08

Avere Uniser vuol dire pensare al futuro della città

di Andrea Massaini*

Pistoia - Non ho né le competenze né le informazioni necessarie per giudicare quale sia la migliore composizione societaria di Uniser, la sede universitaria di Pistoia.

Mi sento solo il dovere di trasferire alcune esperienze vissute, o lette, sulle quali vorrei proporre alcune riflessioni.

Il concetto "ideale" di scuola mi sembra ormai sempre più distante dall'idea di un luogo di mera formazione, appare, invece, sempre più come un contenitore capace di intrecciare reti di diversa natura e di esercitare una pluralità di funzioni.

Da piattaforma di sviluppo economico e sociale (l’area sud della città rimane pur sempre un’area molto strategica per il futuro…), a centro di alta formazione specializzata, dove si deposita e alimenta l'identità di un intero territorio con le sue caratteristiche.

Un luogo dove la cultura dello scambio, della contaminazione, delle esperienze e addirittura dell'ibridazione dovrebbero miscelarsi, generando quello che di meglio sogniamo per i nostri giovani (e che, magari, noi non abbiamo avuto la possibilità di ricevere).

Gli esempi nel mondo non mancano e vorrei citarne alcuni. A Copenaghen è in corso un esperimento formativo con la comunità locale; Cambridge la presenza universitaria ha favorito l'uscita dalla crisi prima, e la crescita economica dopo (consiglio la lettura di "The Cambridge Phenomenon"); a Montreal la casa degli studenti è pensata come un hubdi servizio in connessione con la città; a Singapore si sta sperimentando la circolarità del pensiero per un rapporto meno gerarchico fra studenti, insegnanti e ricercatori; a Treviso l’ H-Campus i nuovi corsi di master universitari si intrecciano con spin off e start up d'impresa sul mondo digitale; a Bergamo sta nascendo il primo corso master di secondo livello su “International Garden and open space design”, ideato per fornire ai partecipanti gli strumenti culturali, tecnici e di metodo necessari alla progettazione e realizzazione di spazi aperti su scala urbana.

Per questi e molti altri esempi la presenza di una, pur simbolica, sede universitaria in città è importantissima per lo sviluppo futuro di Pistoia e dei suoi principali attori, nessuno escluso per la sua parte (enti, studenti, imprese).

I centri universitari sono indispensabili per un dialogo fra tessuto economico e mondo accademico, sono utili per la sperimentazione di nuovi modelli di impresa attraverso lo sviluppo di spin off, sono possibilità di trasferimenti tecnologici, imprenditoriali e sociali. Università vuol dire da sempre giocare un ruolo di modernizzazione, di visione a lungo termine, di prospettiva.

Sono d'accordo con il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Luca Iozzelli, che invita le categorie economiche primarie del territorio a farsi avanti per fornire le giuste motivazioni a riprendere e rilanciare un consorzio (o altro), dove occorre ripensare metodo, corsi, didattica e necessarie risorse.

Per questi motivi da semplice cittadino che osserva e gira il mondo, penso che anche la nostra seppur piccola, ma preziosa Uniser pistoiese - con tutte le sue grandi avversità – abbia diritto di essere difesa e fatta ripartire come merita.

* presidente Associazione 713

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