Venerdì, 22 Settembre 2017 06:44

Interramento dei cassonetti, scelta sbagliata e diseducativa

di Eugenio Baronti e Giuliano Ciampolini

Pistoia - Anche a Pistoia arrivano i cassonetti interrati in centro storico.

Il Comune si è mosso incaricando ufficialmente Alia, la società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, di presentare un progetto per cambiare il sistema di conferimento in centro, realizzando tra dieci e quindici cassonetti interrati. Una scelta sbagliata, culturalmente regressiva, perché, anche se interrati questa modalità di raccolta differenziata ripropone i limiti delle raccolte differenziate tradizionali con cassonetti filo strada che hanno dato pessimi risultati nel corso degli ultimi decenni. Invece di andare avanti si va indietro come i gamberi, si fa rientrare dalla finestra ciò che eravamo riusciti, in molti comuni, a fare uscire dalla porta (purtroppo dobbiamo constatare che negli ultimi mesi, il sistema dei cassonetti interrati, ha conquistato molti sostenitori tra gli amministratori).
Uno dei punti fermi di una nuova cultura di gestione dei rifiuti è stata quella di eliminare il conferimento stradale in forma anonima, perché diseducativo e soprattutto per la scarsa qualità dei materiali differenziati depositati nei cassonetti. L’esperienza insegna che la raccolta domiciliare porta a porta, sotto il controllo degli operatori (magari adeguatamente formati, informati e motivati), da risultati nemmeno comparabili con quelli ottenuti con i cassonetti stradali; interrarli migliora sicuramente l’aspetto estetico ma non cambia il risultato e servono a poco le tesserine magnetiche affidate agli utenti per aprirli (basta l’irresponsabilità civile di qualche cittadino per vanificare il lavoro e il senso civico di tanti). Anche nel centro storico di Lucca e nell’aria metropolitano fiorentina si sta procedendo su questa strada con questo sistema molto fragile e vulnerabile oltre che estremamente costoso nella realizzazione e nella gestione e manutenzione.
La percentuale di differenziata è un dato sicuramente importante, ma è altrettanto importante garantire la qualità della differenziazione per ridurre i costi di trattamento e di valorizzazione: altrimenti non diventano nuovi materiali che vengono riutilizzati attraverso il riciclo e rientrano nella filiera di trattamento e smaltimento tradizionale. La vera sfida culturale e ambientale si gioca su questo.
L’elemento sicuramente di gran lunga più innovativo e “rivoluzionario” del sistema di raccolta “porta a porta” è la sua potenzialità educativa. Se organizzata e strutturata bene, diventa un’efficace strategia comunicativa che riesce a far breccia nell’indifferenza contemporanea attraverso la forza dell’esempio e delle buone pratiche, che un’amministrazione dovrebbe mettere in campo per responsabilizzare i cittadini e per creare maggiore consapevolezza sull’insostenibilità ambientale del nostro modello di consumo, dei nostri comportamenti e stili di vita. Entrando in tutte le case, la raccolta porta a porta, costringe a modificare vecchie abitudini consolidate, costringe a prendere coscienza di quello che quotidianamente ci passa tra le mani, contribuisce a creare consapevolezza e tutto questo è utile e importante per ricostruire quel minimo di senso civico che rappresenta le fondamenta per una comunità che vuole continuare a definirsi civile. Questa è la strada verso un futuro sostenibile.

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