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Padule di Fucecchio: occorre chiarezza, le scorciatoie non servono

Le Morette Le Morette

di Pier Luigi Galligani*

Ponte Buggianese - In questi giorni si moltiplicano sulla stampa prese di posizione inerenti la riserva del Padule di Fucecchio.

Posizioni che comprendono anche la destinazione delle strutture quali il Centro Visite “Irene Montecuccoli” di Castelmartini e l’Osservatorio faunistico delle Morette; ultimo in ordine di tempo l’intervento del Presidente regionale di Italia Nostra e docente di Geografia dell’Università di Firenze Prof. Leonardo Rombai.

Il tutto collegato al destino dell’Associazione Onlus “Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio”.

Come noto, le competenze, per quanto attiene le funzioni collegate alle aree protette, sono passate dalle Province alla Regione Toscana, ma ad oggi le proprietà della Provincia di Pistoia non sono ancora passate nella disponibilità regionale e questo è da considerarsi elemento basilare ed essenziale, specialmente quando le figure istituzionalmente responsabili svolgono più ruoli e questo certamente non aiuta a far chiarezza sull’argomento.

La ventilata ipotesi avanzata dall’assessore regionale Federica Fratoni di coinvolgere i Comuni che ospitano le aree e le strutture del Padule è stata subito identificata come uno “spezzatino” e definita “assurda” anche se tale ipotesi prevedeva che le istituzioni si potessero associare.

L’assurdità è semmai delegittimare i Comuni del comprensorio del Padule ed in particolare quelli come Ponte Buggianese che detengono la maggior superficie palustre o come Larciano, che ha, fra l’altro, contribuito con propri fondi alla costruzione del Centro visite ed ha operato investimenti per migliorare la fruibilità dell’area in parola.

Tutto ciò è offensivo per le istituzioni che rappresentiamo.

E questo solo perché è considerata “colpa grave” aver ritirato, nel 2014, l’adesione in qualità di soci dalla suddetta Associazione Onlus “Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio”.

Preciso che nel frattempo erano già usciti la Provincia di Firenze, il Consorzio di bonifica (all’epoca commissionato ed in virtù della competenze previste dalla nuova Legge regionale in materia), le Associazioni dei proprietari di parte pistoiese e fiorentina.

Contemporaneamente si ritirò anche il Comune di Lamporecchio a cui seguì Federcaccia regionale ed altre associazioni, senza considerare che alcune di queste avevano smesso di versare la quota associativa annua di cento euro (quest’ultima quota per le associazioni a fronte dei 1500 € dei Comuni, dei 4000 € del Consorzio di Bonifica e dei 5000 € delle Province).

Alcuni soggetti istituzionali sono rimasti soci e si sono aggiunti due Comuni che non vantano nemmeno un metro quadro di Padule, anche se sono da considerarsi rappresentativi del territorio della Valdinievole, per consistenza numerica della popolazione e perché sede di strutture termali e ricettive, nonché legate alle vie di comunicazione ferroviaria e autostradali.

Ma l’elemento centrale è stato il venir meno del contributo annuo di 50.000 € (ridotto negli ultimi anni 2013 e 2014 a 40.000 €) della Provincia di Pistoia per fornire consulenza alla stessa per le aree protette e per le attività del Centro medesimo.

Da precisare che gli interventi di manutenzione all’interno delle aree protette erano effettuate dal Consorzio di bonifica.

Occorre anche precisare che la maggior voce di spesa era costituita dallo stipendio dei due dipendenti dell’associazione Onlus a cui si aggiungeva la spesa di consulenza per l’amministrazione del Centro, fra l’altro per i dipendenti non veniva materialmente accantonato il Tfr, seppure previsto in bilancio, per un totale all’epoca certificato in 48.000 euro.

A maggior chiarimento di quella uscita riporto di seguito un breve estratto delle motivazioni di quella decisione assunta all’unanimità dal Consiglio comunale del 27 novembre 2014.

«…Tale decisione è assunta alla luce del nuovo scenario normativo e delle modifiche conseguenti al nuovo assetto dell’Ente Provincia e di una possibile nuova distribuzione delle varie competenze; che rende necessaria una diversa valutazione circa il ruolo e le funzioni che un nuovo soggetto che operi nell’ambito della valorizzazione e della promozione del Padule di Fucecchio debba avere dal punto di vista turistico, ambientale, storico e culturale, quale occasione anche di crescita economica e occupazionale.

Il Comune di Ponte Buggianese manifesta, fin da ora, la disponibilità ad operare con gli Enti territoriali competenti, per una gestione coordinata delle riserve presenti all’interno del Padule di Fucecchio, mirando all’ottimizzazione delle azioni e delle risorse disponibili, nell’ottica di una migliore tutela e promozione del territorio, valorizzando il patrimonio e le strutture esistenti».

Come si evince da questa necessaria premessa i problemi del Padule non sono quelli dell’Associazione sopra menzionata, anche se la necessità di individuare una nuova veste giuridica della stessa è sempre attuale e stringente, mai seriamente perseguita e certamente non da porre a carico di finanziamenti pubblici, ma semmai sviluppando forme di “messa a reddito” delle risorse disponibili.

Per quanto attiene la gestione delle aree e delle strutture del Padule non può che essere dato corso a quanto contenuto nell’accordo di collaborazione, di cui alla deliberazione n° 519 del 7 aprile 2015 della Giunta Regionale, sottoscritto dai soggetti istituzionali ivi previsti e la discussione sulle attività e progettualità del Padule non possono che essere affrontati all’apposito “Tavolo di confronto del Sistema delle riserve naturali del Padule di Fucecchio e del Lago di Sibolla” istituito con delibera della Giunta regionale n° 1236 del 5 dicembre 2016.

In proposito l’assessore regionale Federica Fratoni ha effettuato opportuno richiamo nel comunicato del 9 agosto scorso.

Mi preme ancora una volta sottolineare la necessità dell’impegno risolutivo della Regione Toscana riguardo alle reali problematiche del Padule che sinteticamente richiamo di seguito:

Interramento. Necessità di attivare gli interventi di rinaturalizzazione già finanziati, ma che ormai si vedono sfumare anche per quest’anno, nonostante il periodo estivo favorevole e che, a causa di problematiche di ordine burocratico e di mancate assunzioni di responsabilità di chi a ciò preposto, non si registra l’avvio dei lavori;

Inquinamento. Necessità di dare avvio a quanto previsto dall’accordo di programma sulla depurazione per quanto attiene l’area della Valdinievole, lungamente discusso, specialmente sul territorio di Ponte Buggianese e che ha trovato un’efficiente e condivisa soluzione operativa;

- superamento e dismissione della discarica del “Fossetto” di Monsummano Terme con l’attivazione di quanto previsto nel Piano d’Ambito dell’ATO Toscana Centro, che attualmente occupa l’unica area palustre sul territorio di quel Comune;

- lotta coordinata all’abbandono dei rifiuti e progetti di intervento sull’area palustre relativi al mantenimento della biodiversità;

Manutenzione. Revisione e unificazione dei regolamenti Provinciali, oggi in capo alla Regione e definizione del ruolo del nuovo Consorzio di Bonifica Basso Valdarno inerente l’area palustre ed in particolare le aree protette.

Concludendo, sottolineo la necessità da parte di chi interviene di conoscere bene gli argomenti di cui si parla e, soprattutto, di non ricercare scorciatoie e interventi di visibilità per scopi, seppur legittimi, ma che non hanno nulla a che vedere con la risoluzione delle problematiche del Padule di Fucecchio.

* Sindaco di Ponte Buggianese

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