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Nespolo ha perso la sua cultura dell'accoglienza

di Silvia Cappellini

Pistoia - Negli ultimi giorni la frazione Nespolo è stata protagonista sui quotidiani locali per essersi opposta all'accoglienza di migranti in un capannone nel paese.

Sono state raccolte interviste di persone, su Facebook alcuni abitanti hanno espresso le ragioni della loro inospitalità tra cui il pericolo per la vicinanza di scuole e di un benzinaio.

Sono rimasta basita. Non immaginavo che la frazione in cui sono nata e cresciuta fosse così poco accogliente, razzista e alla ricerca di pretesti pur di non accogliere 24 persone. Ho riflettuto e ho fatto un viaggio a ritroso quando nel 2014 anche io e la mia famiglia eravamo esuli. Un esilio diverso ma una situazione che necessitava accoglienza proprio come quella dei migranti: si chiama esilio per malattia. Quando in modo imprevisto e imprevedibile devi fuggire da un ospedale per raggiungere una improbabile ma forse possibile sopravvivenza in una città lontana dove non conosci nessuno. Ho conosciuto persone che mi hanno, anzi ci hanno, accolto senza porci domande, senza sapere se avessimo un passato di delinquenza, senza chiederci la religione professata, senza chiederci quanto tempo ci saremmo fermati. Tutte domande alle quali si pretende che i migranti rispondano.

Io e la mia famiglia siamo stati testimoni di cosa significhi essere accolti. Un'accoglienza con regole chiare e semplici da rispettare: "Chiunque voi siate, qualunque sia la vostra fede e la vostra nazionalità, siate i benvenuti. Cercate, mentre siete qui, di vivere questo tempo di malattia o di convalescenza nell'amicizia e nel dialogo con gli altri ospiti e con le volontarie" la prima regola della casa accoglienza. Di più: accoglienza gratuita.

I padroni di casa e referenti dell'accoglienza erano due simpatici e vivaci anziani (spero non leggano mai questa lettera perché dell'anziano non hanno niente) di 84 anni lui e 71 lei che da 20 anni mettono a disposizione gratuitamente un appartamento di loro proprietà, arredato e organizzato per accogliere sia bambini che adulti, situato in un palazzo davanti ad una scuola elementare. Probabilmente nel tempo hanno ospitato un centinaio di persone provenienti da tutto il mondo. Quando abbiamo chiesto loro cosa li abbia spinti inizialmente a impegnarsi nell'accoglienza delle famiglie di malati ci hanno risposto semplicemente che non potevano lasciare le persone a dormire in macchina per mesi e mesi. Ci hanno spiegato anche che non sempre l'accoglienza è stata positiva, ma che le richieste di persone che necessitavano accoglienza aumentavano e non potevano essere ignorate.

Se due persone insieme ad un gruppo di volontari parrocchiali sono riusciti a fare tanto come può essere che in un paese come il Nespolo non si possano accogliere 24 persone seguite da professionisti in un edificio indipendente, con regole e vincoli stabiliti da norme in base a impegni assunti dalla prefettura?

Abbiamo promesso ai nostri padroni di casa che avremmo imparato il valore dell'accoglienza e che l'avremmo insegnata alle nostre figlie, anche se non ci hanno mai richiesto di farlo. Abbiamo imparato che ci vuole impegno, volontà, senso di comunità, essere consapevoli di essere persone che vogliono migliorare il mondo e non peggiorarlo. Per questo scrivo questa lettera. Io sono una cittadina del Nespolo che richiama tutti gli abitanti della frazione alla loro responsabilità. Prepariamoci a gestire questa situazione perché la domanda non è se ma quando. La nostra frazione ha bisogno di essere comunità e non di alzare inutili muri che non hanno futuro. 

Politici pistoiesi non lasciatevi condizionare da leader improvvisati o fomentatori di popolo. Per adesso solo con il vostro parlare avete aumentato il senso di insicurezza, avete creato incertezza e di conseguenza avete peggiorato la qualità di vita di una frazione francamente più che tranquilla. E questo è solo la conseguenza del vostro operato e non dei migranti.

La soluzione adeguata sta a voi politici trovarla, siete lì per questo, per individuare una politica adeguata e condivisa in quanto rappresentanti dei cittadini. Buon lavoro.

 

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